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Zubin Mehta
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Ciclo Brahms - Il concerto sarà trasmesso in diretta su ITsART
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21 giugno 2021
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Johannes Brahms
Concerto in re minore per pianoforte e orchestra op. 15
Sinfonia n. 1 in do minore op. 68


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Concerto in re minore per pianoforte e orchestra op. 15
Dopo essere stato indicato da Schumann come il nuovo astro nascente del sinfonismo tedesco, il giovane Brahms pensa di avvicinarsi al sommo genere per gradi, partendo dalla scrittura per lo strumento che più conosce: il pianoforte. All’inizio del 1854 inizia a comporre una sonata per due pianoforti, idea ben presto abbandonata in favore di un primo movimento di sinfonia. Ma il cammino verso la Sinfonia sarà per Brahms lungo e tortuoso (la Prima Sinfonia vedrà la luce solo vent’anni dopo); il timore di deludere le aspettative unito a un perfezionismo intransigente spingono il compositore a cambiare i suoi piani in corso d’opera, trasformando l’iniziale progetto sinfonico in un prodotto meno impegnativo che gli consenta di mettere a fuoco la scrittura orchestrale: il concerto per pianoforte e orchestra. La difficile gestazione del Concerto n. 1 in re minore op. 15 - ben quattro anni di riflessioni, modifiche e richieste di consigli ai fidatissimi Clara Schumann e Joseph Joachim - è pari alla sua sorte, segnata da favori altalenanti almeno fino agli anni Ottanta, quando verrà rivalutato definitivamente sulla scia del successo del Secondo concerto. Le perplessità suscitate nei primi ascoltatori erano dovute alle scelte stilistiche e compositive dell’autore, inconsuete e lontane dalle convenzioni del concerto per strumento solista e orchestra. Privilegiando un rapporto paritario tra pianoforte e orchestra, Brahms adotta qui una scrittura che concede ben poco spazio alla componente virtuosistica dello strumento ma che risulta perfettamente integrata in un complesso ordito orchestrale di matrice sinfonica.

Sinfonia n. 1 in do minore op. 68
Dopo vent’anni di dubbi, inibizioni e ripensamenti, giunge finalmente nel 1876 la Sinfonia n. 1 in do minore op. 68 di Johannes Brahmsl’esordio tanto atteso nel sommo genere orchestrale. L’eletto - così lo avevo definito Schumann in un suo celebre articolo del 1853 - si era preso i suoi tempi, avvicinandosi alla meta sinfonica con cautela ed estrema prudenza. Del resto, l’ombra del gigante Beethoven dietro alle spalle aveva indotto Brahms a una riflessione profonda sul linguaggio sinfonico del maestro per assimilarlo e custodirlo come un’eredità preziosa in primis, ma anche per emanciparsene creando un proprio stile. La Sinfonia n. 1, i cui primi abbozzi risalgono a vent’anni prima, fu portata a compimento tra le estati del 1874 e del 1876, trascorse da Brahms nella solitaria isola di Rügen sul Mar Baltico. Il 4 novembre del 1876 la sinfonia debutta a Karlsruhe con l’Orchestra Granducale diretta da Felix Otto Dessoff. Il pubblico l’accoglie favorevolmente anticipando il grande successo che nel giro di pochi mesi l’opera avrebbe riscosso nelle maggiori città tedesche. Salutata dal direttore Hans von Bülow come ‘Decima’, per il legame spirituale che unisce Brahms a Beethoven nella concezione del genere, la Sinfonia n. 1 mostra da subito tratti di originalità riscontrabili nella minuziosa elaborazione tematica di elementi minimi, trasformati e ampliati secondo il principio della variazione. Il primo movimento si apre con un’introduzione grandiosa scandita dal timbro dei timpani dove Brahms espone già in nuce i temi essenziali che prenderanno forma definitiva nell’Allegro. L’Andante che segue ha il carattere di una pagina liederistica con i lunghi assolo di archi e oboi, mentre lo Scherzo suona garbato e leggiadro. La chiusura è imponente grazie a un Finale, grandioso come il primo movimento, in cui Brahms ripropone una drammatica introduzione che sfocia in un Allegro di ampio respiro, caratterizzato da un primo tema affine all’Inno alla gioia beethoveniano.