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Le leggi fondamentali della stupidità umana – dal 25 maggio al Teatro Goldoni

Firenze, 24 maggio 2019Le leggi fondamentali della stupidità umana è la nuova opera (terzo titolo lirico in programma dei cinque che compongono il programma dell’LXXXII Festival del Maggio) commissionata dal Teatro del Maggio Musicale Fiorentino al compositore Vittorio Montalti (alla sua quarta opera lirica) e andrà in scena in prima rappresentazione assoluta il 25 maggio alle 20 al Teatro Goldoni (altre recite mercoledì 29 e venerdì 31 ore 20).

Il libretto è stato scritto da Giuliano Compagno, la regia è affidata a Giancarlo Cauteruccio, mentre sul podio, a dirigere il ContempoArtEnsamble ci sarà Fabio Maestri.

Titolo e ispirazione provengono dall’omonimo e arguto saggio di Carlo M. Cipolla, che può considerarsi una sorta di illuminante teoria della stupidità, nonché un invito prezioso, e scherzoso, a non sottovalutare il numero e le potenzialità nocive delle persone stupide che quotidianamente incontriamo sul nostro cammino. Vittorio Montalti e il librettista Giuliano Compagno, già alla quarta opera insieme, hanno voluto dare a questo nuovo lavoro un’impostazione totalmente estranea alla drammaturgia tradizionale. Mancando nella fonte di riferimento una vera e propria narrazione, l’opera si muove su un piano puramente astratto ed è concepita come un grande meccanismo a orologeria all’interno del quale scorrono situazioni inesorabili e schematiche. Gli stessi protagonisti delle leggi non sono dei veri personaggi ma entità astratte, non si prestano quindi a caratterizzazione né tantomeno a instaurare dei veri e propri dialoghi. La rigida inesorabilità delle leggi di Cipolla trova infatti riscontro in una scrittura vocale spesso meccanica e scattosa, nell’ironico rimpallo di parole tra una voce e l’altra o nella reiterazione ossessiva, scandita a metronomo, di fonemi.

L’opera è suddivisa in cinque quadri, tanti quante sono le leggi, suddivisi a loro volta in cinque scene interne (di cui una strumentale e le altre vocali), nelle quali agiscono le quattro voci dei personaggi/non personaggi che si destreggiano tra canto intonato e declamazione – l’Intelligente (soprano), il Bandito (contralto), lo Stupido (tenore) e lo Sprovveduto (basso) – a cui si aggiunge la voce fuori campo di Giancarlo Cauteruccio, regista dell’opera. La parte strumentale è affidata a un ensemble di tredici strumenti (archi, legni, ottoni, toy piano e percussioni, tra cui spicca un set di padelle), e alla sempre presente elettronica, elemento insostituibile nella produzione di Montalti.

L’allestimento vede protagonista una città scheletrica, agitata da luci e immagini, sovraccarica di segni lasciati da epoche diverse. Una città senza tempo abitata da una folla disorientata, quasi immobile come instupidita, che ingloba i quattro interpreti, volutamente non definiti personaggi.