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Zubin Mehta/Daniel Barenboim
Zubin Mehta/Daniel Barenboim
Ciclo Brahms
Ciclo Brahms
6 luglio 2021
6 luglio 2021
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Johannes Brahms
Sinfonia n. 3 in fa maggiore op. 90
Concerto in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra op. 83
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Sinfonia n. 3 in fa maggiore op. 90
Il 2 dicembre 1883 Hans Richter a capo dei Filarmonici di Berlino tiene a battesimo la Sinfonia n. 3 in fa maggiore op. 90 di Johannes Brahms. Il successo ottenuto è grandioso e la Sinfonia, definita con autoironia dall’autore “disgraziatamente troppo celebre”, conquista in breve tutta Europa. Clara Schumann la descrive come un’opera grandiosa e piena di poesia dove “tutti i movimenti scaturiscono come da una colata unica, da un battito del cuore, ogni movimento un gioiello”. E l’amica fidata ovviamente non si sbagliava avendo da subito individuato l’essenza dell’opera in quel motivo di tre note in apertura (fa - la bemolle - fa) che lega tutti e quattro i movimenti. Le tre note iniziali, secondo la nomenclatura tedesca, corrispondono al motto brahmsiano di gioventù Frei aber Froh (libero ma felice) e di motivi per sentirsi libero e felice in quel periodo Brahms ne aveva davvero molti. Era nel pieno della sua maturità artistica, era amato dai suoi estimatori ma, soprattutto, era considerato dal mondo musicale del tempo il più eminente e il più grande musicista dopo Bach e Beethoven, secondo una celebre definizione di Hans von Bülow. La Sinfonia n. 3 si apre con le imponenti prime battute che vedono legni e archi intonare il motto di tre note: un’esplosione sonora trionfale che dà vita all’esposizione, dove il primo tema energico e pulsante si relaziona senza contrasto con il secondo, dal tono affettuoso e cullante. L’Andante è animato da un tema lirico e dalle movenze popolareggianti, mentre lo Scherzo è una pagina dalle mezze tinte spiccatamente melodica grazie al celeberrimo tema cantato inizialmente dai violoncelli. A differenza dell’epicità del primo movimento, il Finale, dopo un decorso tortuoso, si chiude in maniera inaspettata con un accordo dell’orchestra in pianissimo: è la calma solenne che ha il sapore di una nuova conquista sinfonica.

Concerto in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra op. 83
Quasi trent’anni e un diverso destino separano i due concerti per pianoforte e orchestra di Brahms. Composto nel 1881, il Concerto n. 2 si bemolle maggiore op. 83 – che a differenza dell’op. 15 riscuoterà consensi fin dagli esordi - è il frutto della felice stagione creativa in cui Brahms ha già ottenuto un meritato riconoscimento, come auspicato da Schumann, con le prime due Sinfonie e il famoso Concerto per violino. Definito dallo stesso autore come “un gran bel concerto” e realizzato, stando alle sue parole, con notevole facilità, questo concerto è in realtà una delle opere per pianoforte e orchestra più complesse della letteratura ottocentesca, già a partire dall’imponente struttura di respiro sinfonico con quattro ampi movimenti in luogo dei canonici tre. Rispetto al passato, Brahms riserva un’attenzione particolare al protagonismo dello strumento, che grazie a una scrittura solida e vigorosa, dove sono numerosi i passaggi virtuosistici, riesce a imporsi su un tessuto orchestrale pur fitto e articolato.