Accademia
Myung-Whun Chung
Myung-Whun Chung
dal 9 maggio 2021 al 9 maggio 2021
dal 9 maggio 2021 al 9 maggio 2021
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Gustav Mahler
Sinfonia n. 9 in re maggiore
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Il lungo e struggente addio di Mahler alla vita e alla musica è racchiuso nelle ultime tre composizioni della sua carriera: Das Lied von der Erde, la Sinfonia n. 9 e l’abbozzo della Decima. Esse condividono stesso contenuto poetico, stessa atmosfera sonora e stesso punto di arrivo nel totale abbandono a quel destino inevitabile e beffardo che aveva condannato a morte il compositore anzitempo togliendogli, nel giro di pochi anni, prima una figlia, poi il ruolo di direttore dell’Opera di Vienna e, infine, la salute a causa di un male incurabile. Composta tra il 1909 e il 1910, la Nona verrà eseguita per la prima volta un anno dopo la morte di Mahler diretta da Bruno Walter. Sinfonia amatissima da Alban Berg, che ne elogiava “la più profonda e più dolorosa gioia di vivere” in un clima “permeato dal presentimento della morte”, la Nona Sinfonia è una composizione ricca di segnali, sottotitoli, messaggi di commiato e premonizioni. La struttura è tradizionale solo in apparenza: quattro canonici movimenti ma ordinati in modo insolito, con i due movimenti centrali - un grossolano Ländler e un Rondò Burleska - incastonati tra un Andante in apertura e un Adagio in chiusura. Il clima emotivo è tracciato fin dal primo movimento in cui si mescolano temi e simboli sonori legati al destino e all’immagine della morte, che si materializza sotto forma di marcia funebre. Ai movimenti centrali è affidato il compito di stemperare la tensione accumulata all’inizio; se il secondo tempo è appannaggio del ritmo di danza, dal Ländler paesano al languido Valzer che si trasforma in una sorta di danza macabra, il terzo, il Rondò Burleska, ha i tratti di parodia dello stile contrappuntistico severo, con il susseguirsi irrazionale delle entrate tematiche in un continuo accumulo di elementi. L’ultima parola spetta all’Adagio, momento di pathos più intenso dove la scrittura si fa a poco a poco più leggera e rarefatta per approdare alle ultime battute in cui il suono esitante degli archi in sordina, come indicato da Mahler in partitura, svanisce “morendo” nell’infinità del silenzio.