Accademia
Daniele Gatti
Daniele Gatti
12 settembre 2020
12 settembre 2020
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Johann Sebastian Bach
Jesu der du meine Seele, cantata per soli, coro e orchestra su testo di autore ignoto BWV 78

Igor Stravinsky
Messa per coro e doppio quintetto a fiati

Bruno Maderna
Introduzione e Passacaglia Lauda Sion Salvatorem per orchestra
Nei 100 anni dalla nascita del compositore

Paul Hindemith
Nobilissima visione, suite per orchestra da balletto omonimo
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Pagine note della tradizione liturgica e rarità d’ascolto d’ispirazione religiosa nel concerto di sabato 12 settembre diretto dal maestro Daniele Gatti.

In programma la Messa di Stravinskij, la cantata Jesu, der du meine Seele di Bach, l’Introduzione e Passacaglia ‘Lauda Sion Salvatorem’ di Maderna e la suite per orchestra Nobilissima visione di Hindemith.

Era il 1723 quando Bach venne chiamato a Lipsia come Director Musices e Cantor della Chiesa di San Tommaso. Era un incarico importante che lo avrebbe impegnato quasi completamente nella composizione di musica sacra. Negli anni di Lipsia, infatti, Bach dispensò a piene mani cantate per ogni ricorrenza del calendario liturgico; più di duecento composizioni di qualità artistica eccelsa e di profonda spiritualità. La cantata Jesu, der du meine Seele BWV 78 fu realizzata nel 1724 per la quattordicesima domenica dopo la festa della Trinità e fa parte di un corpus di cantate scritte su testi di corali del repertorio luterano. Il testo di questa composizione è una meditazione sulla sofferenza di Cristo che Bach traduce in musica in maniera straordinaria. Basti solo ascoltare il tema malinconico in apertura caratterizzato da un intervallo cromatico discendente, per tradizione simbolo di dolore e sofferenza, con cui il compositore dà vita a una complessa passacaglia, forma barocca di tema e variazioni che ha avuto in Bach un maestro senza precedenti.

Nella lunga carriera di Igor Stravinskij nessuna strada musicale è rimasta inesplorata. Nel 1944, dopo aver studiato alcune partiture delle messe di Mozart, il compositore volle comporre anche lui una messa da destinare all’esecuzione nelle chiese cattoliche, dove, a differenza delle chiese ortodosse, è consentito l’uso di strumenti. Nella sua Messa per coro e doppio quintetto di fiati Stravinskij scelse di rispettare la liturgia adottando una scrittura asciutta ed essenziale che rimandasse alla sobrietà e alla semplicità delle origini del culto. Tra le particolarità di questa sua pagina spicca l’inconsueto organico orchestrale impiegato: un doppio quintetto di fiati che prevede cinque legni (due oboi, un corno inglese e due fagotti) e cinque ottoni (due trombe e tre tromboni) capace di ricreare un’atmosfera sonora austera e primordiale.

Nel centenario dalla nascita di Bruno Maderna, Introduzione e Passacaglia ‘Lauda Sion Salvatorem’ rappresenta una vera rarità d’ascolto. Composta nel 1942 dal compositore poco più che ventenne, l’opera debuttò il 3 aprile 1947 al Teatro Comunale di Firenze. Al tempo Maderna era fresco di studi con Francesco Malipiero, tra i massimi promotori ed esponenti della ricerca e riscoperta del repertorio di musica antica, e questa sua opera, una personale reinterpretazione del repertorio liturgico, fece pensare a un esercizio d’apprendistato musicale sulla scia del maestro. Sia l’ispirazione che la forma dell’opera, infatti, arrivano da lontano. La lauda Sion Salvatorem è una preghiera della tradizione cattolica attribuita a San Tommaso d’Aquino e messa in musica da molti compositori del passato, tra cui Orlando di Lasso e Palestrina, mentre la passacaglia è una forma musicale costruita su un tema seguito da una serie articolata di variazioni, che spopolò in epoca barocca.

Nato nel 1938 dalla collaborazione con il coreografo Léonide Massine, il balletto Nobilissima visione di Paul Hindemith vide la luce in pieno regime nazista e fu l’ultimo lavoro del compositore prima della sua partenza definitiva dalla Germania. L’anno precedente Hindemith era rimasto folgorato dal ciclo di affreschi giotteschi sulla vita di San Francesco nella chiesa di Santa Croce a Firenze. Da lì l’idea, maturata con il coreografo, di farne un balletto: il titolo si riferisce infatti alla visione delle tre donne - Umiltà, Castità e Povertà - che cambiano radicalmente la vita di Francesco. Il debutto fu a Londra il 21 luglio 1938 e subito l’autore decise di estrapolare cinque numeri dalla partitura originaria per farne una suite che lui stesso presentò in prima esecuzione a Venezia il 13 settembre 1938. La suite orchestrale è suddivisa in tre macro sezioni in cui, pur non rispettando l’originaria successione narrativa, Hindemith mantiene una perfetta coerenza espressiva: dalle meditabonde melodie della prima sezione in cui si descrive il santo nel suo ritiro sui monti dopo aver scelto la via del Signore, al ritmo di marcia militare che descrive la vita di Francesco prima della conversione e al  lirismo che sottolinea l’incontro con le tre donne nella seconda parte, fino alla conclusione della terza sezione-Laudes creaturarum- costruita su una grandiosa passacaglia con venti variazioni.