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Wolfgang Sawallisch

Wolfgang Sawallisch
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Soprano Andrea Rost
Tenore Herbert Lippert
Basso Kurt Moll

Franz Joseph Haydn
Die Schöpfung Hob. XXI:2
Firenze, Teatro della Pergola, 11 – 12 giugno 1999

OF 006 2 CD STEREO ADD

Ascolta l’anteprima: Franz Joseph Haydn – Die Schöpfung Hob. XXI:2 – “Die Himmel erzählen die Ehre Gottes”

Le certezze di Wolfgang Sawallisch

La storia di Wolfgang Sawallisch a Firenze, nelle stagioni dell’allora Teatro Comunale e nei cartelloni del Festival del Maggio, si snoda lungo un periodo di poco più di quarant’anni. Inizia nel lontano 1958, con un concerto nel Salone de’ Cinquecento, a Palazzo Vecchio: sul podio dell’Orchestra del Maggio Musicale, il trentacinquenne Sawallisch afferma a Firenze la sua predilezione per i grandi classici del repertorio sinfonico, quella congenialità che ne ha decretato fin dall’inizio la fama, dirigendo Mozart (la Sinfonia n. 31 KV 300a) e Beethoven (la Sinfonia n. 3 Eroica). Ma stupisce, secondo una tendenza rara seppur non conosciuta nella sua carriera, inserendo fra i due autori pilastri del Classicismo viennese la prima esecuzione a Firenze del Concerto in rondò per pianoforte e orchestra del compositore contemporaneo fiorentino Valentino Bucchi, con solista Gino Gorini. Solo un anno prima, nel 1957, Sawallisch ha iniziato a tenere i primi concerti in Italia, chiamato alla Scala da quel lungimirante organizzatore musicale, dotato di un fiuto pressoché infallibile, che fu Francesco Siciliani. Ma per riascoltare Sawallisch a Firenze dovranno passare più di dieci anni da quell’esordio, e la sua presenza al Teatro Comunale sarà da allora cadenzata con una certa regolarità, anche se affidata in maniera pressoché esclusiva alla collaborazione con quelle orchestre straniere alle quali risulta legato in quel momento: con i Wiener Symphoniker per la Quarta Sinfonia di Schumann e la non meno celebre Romantica di Bruckner (1969), con la Radio Symphonie Orchester Berlin per un programma tutto Beethoven (1970, con la Fantasia corale op. 80 che lo vede anche pianista), con l’Orchestre de la Suisse Romande (1972), con i complessi della Bayerische Staatsoper per la monumentale Missa Solemnis di Beethoven (1988), con la Philadelphia Orchestra (1997), in tournée, per un solidissimo trittico di classici formato da Brahms (Akademische Festouvertüre), Schumann (Sinfonia n. 4) e Dvořák (Sinfonia n. 7). E fra queste sue presenze, se ne affaccia anche una assolutamente isolata quanto dal significato eccezionale: quella che lo vede al pianoforte (per Sawallisch, oltre alla bacchetta, l’altro fedele e congeniale compagno della sua vita con la musica), al fianco del grande baritono Hermann Prey, assieme protagonisti di una serata tutta dedicata a Lieder di Carl Loewe, nel 1984. Assai più rare, ma invero preziose, le apparizioni di Sawallisch sul podio dei complessi strumentali e corali del Maggio Musicale Fiorentino che affiorano da questa cronistoria dopo il debutto del 1958. E se è vero che ancora una volta sono autori e titoli che fanno parte della tradizione e del bagaglio culturale del direttore tedesco, è altrettanto vero che in queste occasioni Sawallisch guida l’Orchestra e il Coro del Maggio per cimentarsi in pagine di grande respiro del repertorio sinfonico-corale e operistico: le Scene dal Faust di Goethe di Schumann (1984), Der Freischütz di Weber (1995), in forma di concerto, e Die Schöpfung di Haydn (1999). Proprio quest’ultimo capolavoro conclude la serie delle presenze a Firenze di Wolfgang Sawallisch. Una pagina grandiosa, La Creazione di Haydn, autentica summa di una civiltà e di un’estetica musicali senza le quali le conquiste espressive di Beethoven, e in particolare del Beethoven della Sinfonia n. 9, non sarebbero state né possibili né pensabili. Tenuta a battesimo nella Vienna del 1798, sintetizza l’eloquio potente degli oratori di Händel, tanto ammirati da Haydn, e l’esempio che Mozart aveva offerto con il Flauto magico, seguendo una direttrice che porta i segni degli ideali e dei principi filosofici coltivati dagli ambienti massonici di Vienna; il tutto rielaborato con un superlativo magistero sinfonico, quello che Haydn aveva sviluppato con le Sinfonie Londinesi, le ultime, e che nella Creazione lo portò a inventare una sfacettatissima scenografia sonora, dalla spiccata immediatezza illustrativa. (…)

Francesco Ermini Polacci