fbpx

Sir Jeffrey Tate – Julian Rachlin

Sir Jeffrey Tate
Julian Rachlin
Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Felix Mendelssohn (1809-1847)
Concerto in mi minore op. 64 per violino e orchestra

Firenze, Teatro Comunale, 21 gennaio 1995

Felix Mendelssohn
Sinfonia n. 3 in la minore op. 56 Scozzese

Firenze, Teatro Comunale, 14 gennaio 2000

OF 030 1 CD STEREO ADD

Ascolta l’anteprima: Felix Mendelssohn – Concerto in mi minore op. 64 per violino e orchestra – Allegro molto vivace (Finale)

Alla ricerca della bellezza

Jeffrey Tate ha poco più di cinquant’anni, e l’aura di una solida fama internazionale, quando giunge per la prima volta sul podio dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, nel gennaio del 1995. E il personale ricordo va ancor oggi alle prove di quel suo debutto: alla sua corta figura issata su un alto sgabello, e alle lunghissime braccia, aperte come ali di un gabbiano che sta per spiccare il volo, intente a governare un crescendo dell’immenso Adagio della Sinfonia n. 9 di Anton Bruckner. Con un’intensità e un’energia che avevano qualcosa di incredibile e quasi del miracoloso, se si pensa alla crudele menomazione fisica che aveva accompagnato il direttore inglese fin dalla nascita (avvenuta a Salisbury, il 28 aprile 1943): Tate era afflitto da spina bifida e da una grave forma di cifosi. Malformazioni che lo costringevano a raggiungere il podio claudicando pesantemente, e con il sostegno irrinunciabile di un bastone. Ma una volta raggiunto quello sgabello, Tate, lo sguardo gentile ma autorevole, era capace di generare nell’esecuzione musicale quella bellezza e quell’armonia che il destino gli aveva crudelmente negato, e nelle quali lui ha invece sempre creduto. A quel suo primo incontro con l’Orchestra del Maggio Tate viene accolto da un caloroso successo, e il pubblico fiorentino glielo tributerà ad ogni sua nuova apparizione. Oltre alla Nona di Bruckner, il programma presentava, in apertura, il Concerto per violino e orchestra op. 64 di Felix Mendelssohn, con solista un giovanissimo ma prodigioso Julian Rachlin. La registrazione di una di quelle serate (ora riprodotta in questo CD) ci racconta di un Rachlin dallo stile fresco e luminoso, e di un Tate che lo accompagna con una pacata, fluidissima signorilità. Un gusto classico, quello di Tate, che pare affettuosamente mitigare l’esuberanza virtuosistica di Rachlin, per incanalarla in una visione apollinea ma dai contorni netti, e come tale condivisa dai professori dell’Orchestra del Maggio.
(…) Dopo il battesimo del 1995, le presenze di Tate al Comunale di Firenze conoscono una certa regolarità: dirige la Alpensinfonie di Richard Strauss (1997), l’oratorio Das Paradies und die Peri di Robert Schumann (1999), e un concerto che accosta la Sinfonia n. 4 di Witold Lutoslawski, il Concerto per pianoforte e orchestra K 482 di Wolfgang Amadeus Mozart (solista Garrick Ohlsson) e la Sinfonia n. 3, la celebre Scozzese, di Mendelssohn (2000). Proprio da quest’ultimo concerto deriva la Terza di Mendelssohn qui riprodotta, testimonianza della congenialità di Tate con quest’autore. Quella che si ascolta è una Scozzese respirata da cima a fondo con distesa naturalezza, nei tempi e negli accenti: sotto la bacchetta di Tate, prende corpo la coerenza della forma sinfonica in sé, ma arricchita da sottili giochi di chiaroscuro, da piccole sfumature espressive. Si faccia attenzione all’equilibrata leggerezza in punta di penna con la quale viene risolto il dialogo di legni e archi nel Vivace non troppo, alla tenerezza quasi sommessa del fraseggio nell’Adagio, all’eleganza incalzante, ma mai scomposta, dell’Allegro finale, che Tate rende benissimo illuminandola nelle sue fitte elaborazioni contrappuntistiche. Mendelssohn autore romantico, ma pur sempre figlio di un gusto classico. (…)

Francesco Ermini Polacci