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Nabucco

Giuseppe Verdi
NABUCCO

Nabucco  Plácido Domingo
Ismaele Fabio Sartori
Zaccaria Alexander Vinogradov
Abigaille María José Siri
Fenena Caterina Piva
Il Gran Sacerdote di Belo Alessio Cacciamani
Abdallo Alfonso Zambuto
Anna Carmen Buendía

Paolo Carignani
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Firenze, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, 4 e 13 ottobre 2020
OF 032 2 CD STEREO DDD

Ascolta l’anteprima: Giuseppe Verdi – Nabucco – “S'appressan gl'istanti”

O t’ispiri il Signore un concento / Che ne infonda al patire virtù

(...) Questa edizione di Nabucco presentata al Teatro del Maggio nel 2020 è caratterizzata dalla presenza carismatica di Plácido Domingo nei panni del re babilonese: un ritorno molto atteso a quasi cinquant’anni di distanza dall’unica presenza fiorentina del sommo cantante spagnolo come Calaf nella Turandot di Giacomo Puccini diretta da Georges Prêtre al Teatro Comunale nel Maggio Musicale Fiorentino del 1971. Considerata l’età (quasi ottant’anni, festeggiati tre mesi dopo, il 21 gennaio 2021), la lunghissima carriera che ha ormai superato i sessant’anni e un repertorio fra i più ampi che un cantante abbia mai affrontato, prima come tenore e poi come baritono, Domingo dimostra ancora una volta la sua eccezionalità di vocalista e di interprete per la saldezza del suono, la perentorietà dell’accento e la tornitura del fraseggio. È un Nabucco, il suo, dal timbro personale e tenorile (una questione di nessuna importanza: i baritoni chiari sono sempre esistiti, fin dall’Ottocento), ma che convince immediatamente nella protervia della scena d’entrata, “Tremin gl’insani”, per poi avvincere in quella della follia, “Chi mi toglie il regio scettro?”, suggestiva prefigurazione dei deliri di Macbeth, e quindi commuovere nel duetto con Abigaille, “Donna chi sei?”, ma soprattutto nell’aria del quarto atto, “Dio di Giuda”, eseguita con quell’accorata partecipazione emotiva che solo i sommi artisti sanno infondere alle loro interpretazioni. Il grande cantante spagnolo è anche capace di dare un senso a ogni frase, persino a ogni parola della scrittura verdiana. Un esempio? Nel finale del primo atto Nabucco ripete per due volte ai suoi soldati “Saccheggiate!”. Ebbene: la prima volta Domingo quell’ordine lo canta, la seconda invece lo declama quasi parlando e quindi, rendendolo diverso, risulta ancora più incisivo. Piccole fantasie nei dettagli che, sommate nell’arco di una recita, fanno un’interpretazione.
(...) Quando giungerete al termine dell’ascolto del coro “Va’, pensiero”, dopo aver udito gli schiavi ebrei piangere la patria “sì bella e perduta”, ricordatevi la data in cui questo Nabucco è stato eseguito e registrato: ottobre 2020, in piena pandemia di Covid-19. E allora quel magnifico verso finale di Solera musicato da Verdi, “O t’ispiri il Signore un concento / Che ne infonda al patire virtù”, ne sono certo, vi commuoverà ancora più di sempre.

Giovanni Vitali

I CD della collana Maggio Live possono essere acquistati al bookshop del Teatro del Maggio che apre un’ora prima dell’inizio di ogni spettacolo e resta aperto fino alla fine dell’esibizione per i concerti, mentre chiude alla fine dell’ultimo intervallo in occasione delle opere.

da sinistra, in alto: Plácido Domingo, scena atto I, María José Siri, Plácido Domingo e María José Siri, scena finale (© Michele Monasta / Archivio Teatro del Maggio Musicale Fiorentino)