Accademia
Madama Butterfly
Madama Butterfly

Giacomo Puccini
Madama Butterfly

Madama Butterfly (Cio-Cio-San) Raina Kabaivanska
Suzuki Flora Rafanelli
Kate Pinkerton Giuliana Matteini
F. B. Pinkerton Giorgio Merighi
Sharpless Giorgio Zancanaro
Goro Franco Ricciardi
Il Principe Yamadori Giorgio Giorgetti
Lo zio Bonzo Graziano Del Vivo
Il Commissario Imperiale Augusto Frati
L’ufficiale del registro Ottavio Taddei

Gianandrea Gavazzeni
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Roberto Gabbiani

Firenze, Teatro Comunale, 27 gennaio 1979

OF 018 2 CD STEREO ADD

Ascolta l’anteprima: Giacomo Puccini – Madama Butterfly – Coro a bocca chiusa

Madama Butterfly: l’appassionata piccina

(…) La registrazione del Maggio, mai pubblicata finora, è dunque un documento di indubbio rilievo all’interno della discografia della Butterfly cantata dalla Kabaivanska, qui colta in stato di grazia e nel pieno della maturità artstitico-vocale, in un’edizione diretta da una grande bacchetta, con complessi artistici fra i migliori, in un teatro che non presenta i condizionamenti che sono propri del palcoscenico dell’Arena di Verona.
La padronanza tecnica permette alla Kabaivanska di controllare la gamma e di imprimere al suono tutta quella serie di infinite gradazioni dinamiche che danno sapore al canto di conversazione e agli sfoghi lirici che segnano tutta la parte di Cio-Cio-San. La Kabaivanska domina l’emissione a voce piena ed usa con maestria la mezza voce. In virtù della tecnica supera i passi più scabrosi, quelli che impegnano duramente il registro acuto con rapide escursioni. Tanta bravura è al servizio di un’interpretazione coinvolgente che disegna un personaggio appassionato e travolgente. La Kabaivanska fa una Cio-Cio-San che accoglie in sé la fanciulla e la donna. Nel primo caso non si sottrae alla civetteria di inflessioni infantili, volutamente manierate, per esempio nel I atto o nella scena della lettura della lettera. Esse andranno criticamente valutate e apprezzate osservando anche le magnifiche foto di una geisha da vedere oltre che da ascoltare. Esse trovano la ragione d’essere nell’arte di una recitazione di alto profilo che, per giunta, può contare su di “una bella figura scenica”. In questo contesto il pudore, impresso a talune frasi, l’improntare la voce a modi di bambola assumono una precisa funzione drammatica, quasi si trattasse di una difesa contro il mondo che incombe e che travolgerà Cio-Cio-San. Ma basta che la realtà bussi alla casa sulla collina di Nagasaki e la fanciulla cede il passo alla donna. Gli accenti di lacca lasciano posto al canto appassionato, pieno di slancio e di vibrazione, anche quando esso si fa dolce e soave. È un canto capace di calarsi nella vocalità pucciniana, nella generosità melodica di Madama Butterfly. La voce della Kabaivanska trascolora così dalla partecipata esaltazione di “Un bel dì vedremo”, alla franta declamazione di “Due cose potrei fare”, alla desolazione di “Che tua madre dovrà”, al grido di “Trionfa il mio amore”, in un cangiare di sonorità forti che si piegano fino ad estenuati pianissimi, sottili come un’illusione che sta per svanire. Fa testo poi il III atto. Qui come in tutta l’opera Raina Kabaivanska non si sottrae alle esigenze del teatro, ma le brucia al calor bianco di un canto che giustamente conduce il pubblico al delirio in piena sintonia con la lettura di Gianandrea Gavazzeni. Per constatare la forza emotiva del recitar cantando del soprano bulgaro si ascolti l’episodio in cui Butterfly cerca con foga Pinkerton e si aggira “per la stanza con grande agitazione”. Poi si chiede chi sia quella donna, Kate, prima di invitare Suzuki a non piangere. Ogni parola è segnata da un colore, ogni accento da una gradazione, dal sospiro al grido, dalla voce soffocata fino alla rassegnazione di “Tutto è morto per me! Tutto è finito!ah!”. Si arriva così a “Sotto il gran ponte del cielo non v’è donna di voi più felice. Siatelo, sempre, non v’attristate per me”. Per l’ultima volta passa nel canto l’eco della voce di una bimba, che cede di nuovo a Pinkerton e arriva persino ad augurare alla moglie americana di essere felice con l’uomo che lei ha amato e dal quale è stata abbandonata. Infine, “Tu, tu piccolo Iddio!” vede realizzate le richieste di Puccini. Il compositore vuole da Butterfly grande sentimento, emozione, voce di pianto, uno stato d’esaltazione che dia al momento la forza degna di una tragedia. (…)

Giancarlo Landini

da sinistra in alto: scena primo atto; Giorgio Merighi e Raina Kabaivanska; Raina Kabaivanska; Raina Kabaivanska, Flora Rafanelli e Giorgio Zancanaro; Raina Kabaivanska
(© Archivio Storico Teatro del Maggio)

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