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L’incoronazione di Poppea

Claudio Monteverdi
L’incoronazione di Poppea

Poppea Claudia Parada
Nerone Mirto Picchi
Ottavia Mirella Parutto
Ottone Renato Cesari
Seneca Boris Christoff
Drusilla Renata Ongaro
Arnalta Oralia Dominguez
Nutrice Mafalda Masini
Lucano Nicola Monti
Liberto Paolo Pedani
Il valletto Florindo Andreolli
Un littore Augusto Frati
Un soldato Ottavio Taddei
Un altro soldato Walter Brighi
Amore Daniela Mazzuccato Meneghini

Carlo Franci
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del Coro Adolfo Fanfani

Firenze, Teatro Comunale, 27 novembre 1966
OF 013 2 CD MONO ADD

Ascolta l’anteprima: Claudio Monteverdi – L’incoronazione di Poppea – “Pur ti miro, pur ti godo”

Echi remoti

Il lungo applauso che la registrazione dell’Incoronazione di Poppea fiorentina del 27 novembre 1966 ci restituisce, alla morte di Seneca, è il segno vivo di come il pubblico, quella sera, recepì l’eroico spettacolo del Comunale.
Era il finale della prima delle due parti in cui era stata divisa l’opera: in scena aveva dominato Boris Christoff: Seneca, appunto; che ha preso commiato dai propri familiari (“Seneca, non morir”) e si avvia al bagno letale. Applausi a scena aperta, prima, il nastro non ne registra; ma potrebbe anche darsi che siano stati inghiottiti nell’antico montaggio. D’altronde l’opera, in sé – rara e antica – non presenta quei luoghi deputati all’applauso che sono propri del repertorio consacrato, popolare. Nella seconda parte ci viene consegnato il grande applauso (meritatissimo: la bella voce e i lunghi fiati di Oralia Dominguez) alla ninna nanna con cui la nutrice Arnalta accompagna il sonno di Poppea.
Grandi applausi alla fine.
Perché li sottolineiamo?
Perché, quella sera, il protagonista assoluto della manifestazione fu il pubblico. Fu Firenze.
Quella sera come in nessun’altra serata, nella storia del nostro Teatro.
Ma l’applauso storico era stato prima dell’inizio dell’Incoronazione di Poppea: quando, schierati in ribalta, tutti noi del Comunale, emozionatissimi, si era dato il benvenuto al nostro grande pubblico, altrettanto emozionato. Ci eravamo scambiati il comune, commosso saluto del ritrovarsi insieme, per la prima volta, uniti dopo la catastrofe di cui il mondo intero aveva parlato: concittadini, fratelli.
Di tutta quella gente io – allora il più giovane fra i direttori artistici italiani – sono un superstite. Quanti altri?
Al centro dello schieramento sul palcoscenico, il Ministro del Turismo e dello Spettacolo Achille Corona, firmatario della recente, attesissima legge sugli enti lirico-sinfonici. Accanto a lui il Sovrintendente Remigio Paone.
E mi piace ricordare come Paone, da uomo di teatro qual era, rubasse la scena allo stesso Ministro, tirando fuori dalla tasca dei pantaloni, lentissimamente, un interminabile fazzoletto bianco, con il quale asciugarsi le lacrime.
Le parole che si pronunciarono nell’occasione non furono troppe.
C’era la musica. C’era Monteverdi.
E c’era il prodigio di una ripresa inimmaginabilmente sollecita; si era al 27 dello stesso mese di novembre: appena ventitré giorni dopo.
“L’odore dell’alluvione” – odor di nafta, soprattutto – era sempre forte nell’aria; ma ci si era assuefatti. Il rigo nero del livello dell’acqua girava attorno alla balaustra dei palchi. Rabberciata la platea e il piano del palcoscenico. Il restauro sarebbe venuto dopo: una volta finita la stagione lirica; la quale procederà con piglio sempre più sicuro. (…)

Luciano Alberti

da sinistra in alto: Claudia Parada e Mirto Picchi; Boris Christoff; Boris Christoff e Mirto Picchi;, Claudia Parada e Mirto Picchi; Mirto Picchi, Claudia Parada e Daniela Mazzuccato Meneghini
(© Archivio Storico Teatro del Maggio)