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La battaglia di Legnano

Giuseppe Verdi
La battaglia di Legnano

Lida Leyla Gencer
Arrigo Gastone Limarilli
Rolando Giuseppe Taddei
Federico Barbarossa Paolo Washington
Primo Console di Milano Augusto Frati
Secondo Console di Milano Ugo Novelli
Marcovaldo Giorgio Giorgetti
Il Podestà di Como Mario Frosini
Imelda Olga Carossi
Un araldo Alberto Lotti Camici

Vittorio Gui
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Andrea Morosini

Firenze, Teatro della Pergola, 10 maggio 1959

OF 015 2 CD MONO ADD

Ascolta l’anteprima: Giuseppe Verdi – La battaglia di Legnano – Sinfonia

Amor di patria e private passioni

Il 10 maggio 1959 fu una delle tante date da ricordare nella storia del Maggio Musicale Fiorentino. Nel dopoguerra La battaglia di Legnano di Verdi ritornava finalmente sulle scene italiane con il significativo precedente dell’esecuzione in forma di concerto che nel 1951, alla Rai di Roma, celebrò il cinquantenario della morte di Verdi, cui seguì, due anni più tardi l’allestimento fiorentino, l’altrettanto mitica edizione scaligera che festeggiò il centenario dell’Unità d’Italia, con una compagnia di canto da capogiro che comprendeva i nomi di Franco Corelli, Antonietta Stella, Ettore Bastianini e sul podio Gianandrea Gavazzeni.
La produzione che inaugurò il Maggio Musicale non ebbe meno importanza se si pensa che in sala, al Teatro della Pergola (il Comunale era chiuso per radicali lavori di ristrutturazione), ci fu l’allora Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, presente a suggello istituzionale di uno dei tanti eventi culturali di riscoperta di cui il Maggio si fece promotore nei suoi anni d’oro. Franco Enriquez firmò la regia, mentre il giovane Attilio Colonnello, scene e costumi; questi ultimi di sfarzoso effetto, per uno spettacolo che si ricorda di grande impatto visivo, seppure le cronache del tempo riportano che mancò l’entusiasmo di altre inaugurazioni, così come la presenza di inviati a Firenze fu inferiore alle attese.
Il merito della riuscita di un titolo all’epoca così desueto si deve all’instancabile ed esperta attività di promozione culturale oltre che esecutiva svolta da Vittorio Gui a Firenze, dapprima come fondatore e direttore artistico dal Maggio Musicale e poi, a partire dagli anni Cinquanta, come appassionato scopritore di titoli del repertorio rossiniano e verdiano dimenticati che grazie a lui tornarono sulle scene in esecuzioni pioniere di future e più radicate presenze sui palcoscenici italiani ed esteri.
La sua direzione d’orchestra, nello specifico di questa Battaglia di Legnano, accende la miccia di una verdianità impegnata nel rendere giustizia a quelle che sono le due anime distinte, anche se fra di loro ben intrecciate, di un’opera cronologicamente situata nel periodo che volge al termine dei cosiddetti “anni di galera” e che pone Verdi dinanzi a quella che Andrea Della Corte definì la “grande conquista verdiana dell’espressione intensa, la quale segnerà la fine dell’arido recitativo e la nuova drammaticità e plasticità delle cantilene”. Gui comprende come il segreto per valorizzare al meglio una partitura come La battaglia di Legnano sia cercare un equilibrio sonoro adatto a cogliere l’espressione corale dei giuramenti e delle cerimonie civiche, religiose e militari celebrate dalla Lega Lombarda in reazione all’invasione germanica di Federico Barbarossa come risvolto dell’orgoglio nazionale, ma anche come ideale collante per superare il dramma privato dei personaggi, evidente nella vicenda passionale di adulterio quasi borghese propria a molto melodramma del primo Verdi. Ed è interessante notare come il rumoroso sfondo patriottico, a cui la direzione di Gui infonde bagliori verdiani mai esteriormente esibiti, bensì attraversati da una sinistra tinta che attenua la veemente vibrazione di dinamiche e ritmiche (questo avviene anche nell’impeto gagliardo donato alla Sinfonia, con la marziale fanfara della Lega Lombarda ricorrente in diversi punti dell’opera), lasci giusto spazio al nobile recitativo che s’innerva nella parola declamata, arricchendola di un drammatico sentire che va ben oltre le intenzioni risorgimentali di un’opera dove le vicende intime trovano soluzioni collettive nell’amor di patria, attingendo ad esso per purificare errori e miserie del vivere, così da mettere in azione la singolare bidimensionalità drammaturgica della Battaglia di Legnano.
La conferma di come la concertazione di Gui risolvesse mirabilmente le ragioni drammatico-espressive di un’opera a quell’epoca quasi ignota, ma già pronta ad essere riscoperta ed apprezzata per i suoi valori più autentici, venne avvalorata dalla compagnia di cantanti scelta per l’occasione. (…)

Alessandro Mormile

da sinistra in alto: scene della produzione; Giuseppe Taddei (© Archivio Storico del Teatro del Maggio)