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Gli Abencerragi

Luigi Cherubini
Gli Abencerragi

Noraima Anita Cerquetti
Almansor Louis Roney
Gonsalvo Alvinio Misciano
Alemar Mario Petri
Abderramen Aurelian Neagu
Alamir Paolo Washington
Kaled Valiano Natali
Octair Augusto Frati
Egilona Lydia Toncelli
Prima ancella Carla Caravita
Seconda ancella Maria Bertolini
Un araldo Lorenzo Testi

Carlo Maria Giulini
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Andrea Morosini

Firenze, Teatro Comunale, 9 maggio 1957

OF 009 2 CD MONO ADD

Ascolta l’anteprima: Luigi Cherubini – Gli Abencerragi – “Vittoria, vittoria, vittoria, vittoria!”

L’ultimo spettacolo di Napoleone

(…) A ridestare dal sonno gli Abencérages fu Francesco Siciliani, forse l’organizzatore musicale italiano più autorevole e vivace di quegli anni, che volle inaugurare l’ultimo Maggio da lui programmato come direttore artistico del Comunale di Firenze con Gli Abencerragi, versione ritmica italiana realizzata da Libero Granchi della versione Spontini, l’unica che all’epoca si conoscesse. Secondo il suo stile, Siciliani non fece le cose a metà, e affidò la riesumazione dell’opera a Carlo Maria Giulini, che allora non era ancora il mostro sacro che abbiamo conosciuto dai tardi anni Sessanta in poi, ma era già il più famoso e acclamato direttore italiano della nuova generazione, e che il 9 maggio 1957 festeggiò così il suo quarantatreesimo compleanno. Nei ruoli principali, una stella di prima grandezza come Anita Cerquetti e un giovane tenore venuto dagli States, Louis Roney, che in patria si era distinto come giocatore di football americano e si era laureato a Harvard per poi intraprendere una carriera più che fortunata seguita da un apprezzato impegno come insegnante (oggi, novantacinquenne, vive a Orlando, in Florida). Accanto a loro le voci di Mario Petri, già celeberrimo per aver cantato Don Giovanni alla Scala con Herbert von Karajan, e quello straordinario protagonista di tante avventure della cultura musicale italiana che fu Alvinio Misciano, con molti collaboratori storici del Comunale, fra i quali Paolo Washington. La regia era di un altro giovane in rapida affermazione: Luigi Squarzina. Riprodotta finora solo in registrazioni abbastanza fortunose ricavate dalla diretta radio, l’esecuzione ci arriva adesso in un audio molto più godibile, consentendoci di rivisitare e valutare quell’esperienza senza dover tirare troppo a indovinare.
Di fronte a questa riesumazione, come per altre imprese analoghe del Maggio di quegli anni, perennemente a caccia di capolavori dimenticati, specialmente se di autori italiani e con particolare attenzione al primo Ottocento (del resto proprio al Comunale, nel 1953, era partita la riscoperta moderna del più celebrato capolavoro di Cherubini, Medea, con Vittorio Gui e Maria Callas), la critica come spesso succede si divise. Furono ancora una volta riconosciute più o meno unanimemente la sapienza e l’autentica vocazione sinfonica di Cherubini, ma qualcuno lamentò l’assenza di spessore drammatico. Si contestò anche il ricorso all’edizione Spontini (nella circostanza ulteriormente alleggerita da alcuni tagli), che però era all’epoca l’unica fonte disponibile. Pressoché unanime anche l’apprezzamento per l’esecuzione, tanto per la presenza di un direttore eccezionale come Giulini quanto per le prove dei cantanti, da una Cerquetti superba a un veramente ammirevole Roney, a un Petri nel pieno del suo splendore vocale, a un Misciano generoso e intelligente, cui nell’occasione fu affidata anche la parte bella e impegnativa del Primo trovatore nella scena dei festeggiamenti delle nozze collocandolo senz’altro fra i protagonisti di quell’avventura. (…)

Daniele Spini

foto di scena della produzione (© Archivio Storico Teatro del Maggio)