fbpx

Gianandrea Gavazzeni

Gianandrea Gavazzeni
Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Soprano Denia Mazzola (Parisina Malatesta)
Mezzosoprano Martha Senn (Stella dell’Assassino)
Tenore Kaludi Kaludov (Ugo d’Este)

Pietro Mascagni
Parisina Atto IV
Guardando la Santa Teresa del Bernini
Intermezzi e Sinfonie da opere

Firenze, Teatro Comunale, 1 ottobre 1995

OF 008 1 CD STEREO DDD

Ascolta l’anteprima: Pietro Mascagni – Cavalleria rusticana – Intermezzo

Mascagni prima e dopo

(…) Nel programma del concerto commemorativo del ’95 c’erano brani famosi, come gli intermezzi del Fritz e di Guglielmo Ratcliff (bissato a furor di popolo già alla fine della prima parte), squarci sinfonici che ci ricordano come Mascagni fosse contemporaneo di Dvorak e ammirato da Mahler. La prima opera, nonostante la trama assai sciocca, abbonda di squarci melodici freschissimi. Registrandola a Londra nel ’68 con Luciano Pavarotti e Mirella Freni, Gavazzeni sottolineava: “lavoriamo con cura, come fosse l’opera più importante del mondo, cercando la giusta lega alle sconsideratezze di scrittura vocale e orchestrale. Non per tentare di rendere l’opera ciò che non è, ma perché riesca la più vera possibile. M’interesserà vedere come i critici discografici tanto minuziosi individueranno le modifiche che ho apportato allo strumentale: un brano strumentato ex novo, almeno venti misure. Dove? Ai critici trovare il punto e le differenze”. Si tratta del corale del rabbino (“Faceasi vecchio Abramo”), originariamente scritto per i soli ottoni pianissimo, trasferito al quintetto d’archi, per evitare la dinamica impossibile e le stonature della sezione. Il Ratcliff, lavoro singolare, “sutura fra opera romantica europea e verismo italiano”, rimase invece nel cassetto. Gavazzeni l’ascoltò per radio – spartito alla mano – nel ’54, e cercò di eseguirlo quarant’anni dopo alla Scala col tenore giusto, Placido Domingo, il quale però, nonostante il riconoscimento del valore, dovette rinunciare, causa la “sciagurata” tessitura impiccata della parte.
La neo-rossiniana sinfonia delle Maschere riporta al ’54, quando Gavazzeni insieme al Direttore artistico del Maggio, Francesco Siciliani e al futuro segretario generale del Comunale, Renato Mariani, decisero di inaugurare la stagione invernale con la dimenticatissima opera, un’operazione “giustificabile soltanto decidendosi senza scrupoli a un lavoro di tagli”. Mascagni non ne voleva nemmeno uno, condannando l’opera all’oblio. E Gavazzeni si assunse la responsabilità dell’interprete di tagliare, per presentare l’opera a un nuovo pubblico. “A chi invoca ragioni storico-etiche, va risposto che, per la realtà operistica, sono proprio le stesse nozioni della storia e dell’estetica ad attuarsi in concreto attraverso la spregiudicatezza. Perché non si tratta di edizione stampata, ma eseguita, ed eseguita nell’empirico genere teatrale”. I tagli sono parte viva dell’interpretazione e si modificano nel tempo, e magari quando l’opera rientra nel repertorio, scompaiono.
Per la regia delle Maschere venne chiamato Anton Giulio Bragaglia, il mago Futurista che al Teatro degli Indipendenti aveva portato per primo, fra l’altro, Brecht. Bragaglia dottissimo erudito della Commedia dell’Arte ma avulso alla regia d’opera (“trascurato nell’accudire la regia senza farla”), la quale fu realizzata dal fiorentinissimo e capace Carlo Maestrini. Personaggio pittoresco: vestiva come morisse dal freddo – sciarpe, panciotti, calzoni cascanti, berretti, e un “cappello a navicella rigida, imbustata che metteva in capo nelle sere di recita”. Parlava in modo “mordente, rapido, diretto” un romanesco spesso sboccato, pornografico, scurrile. All’Inno a Rosaura si stupì occorresse tanta gente in scena, e riferendosi al coro, disse: “Io vo’ sapè perché nell’opera, a un certo punto, hanno da uscì ’stè novanta pezzi de m…!”. Lo spettacolo, grazie ad una compagnia di ferro, nella quale recitava la parte del capocomico Giocadio l’amatissimo chansonnier fiorentino Odoardo Spadaro, quello dell’indimenticabile La porti un bacione a Firenze e Sulla carrozzella, ebbe un successo clamoroso. “Il successo è stato fortissimo, superiore ai pronostici, con esplosioni di gioia popolare alla Sinfonia, al concertato finale primo, all’Inno a Rosaura, alla Pavana. Comitive di livornesi, dalle gradinate, lanciavano il grido passionale: “Viva Mascagni”. Soltanto le dame fiorentine che pretendono costituire la cultura locale, il corollario indispensabile ai Maggi, disposte ad estasiarsi per la più manieristica cassazione di Mozart, arricciano il nasino aristocratico”.
Accanto ai pezzi noti, nel concerto del ’95, Gavazzeni propose il Mascagni singolare della meditazione Guardando la santa Teresa del Bernini e l’intero ultimo atto di Parisina (La torre del leone) che il compositore soppresse per intero e poi ripristinò parzialmente nel ’38. “È la perla dell’opera, questa lugubre e un po’ svampita elegia dei due amanti in attesa della morte” – così riferisce un critico penetrante e informato come Fedele d’Amico, il quale tornò più volte insieme a Petrassi a sentir l’opera al Teatro dell’Opera nel ’78.
A d’Amico lasciamo riverenti il giudizio sul Gavazzeni direttore di Parisina, che “sottolinea i veri valori di quest’opera, cioè appunto le sue aspirazioni estetizzanti, velando i residui del vecchio Mascagni con scaltrezza e senza cancellarli; né ci lascia sfuggire una sola delle trovate di cui la partitura non è avara”.

Giovanni Gavazzeni