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Georges Prêtre

Georges Prêtre
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Claude Debussy
La Mer

Firenze, Teatro Verdi, 31 ottobre 1992

Claude Debussy
Nocturnes

Maurice Ravel
Boléro

Maestro del Coro
José Luis Basso

Firenze, Teatro Comunale, 6 marzo 2004

OF 0017 1 CD STEREO ADD

Ascolta l’anteprima: Maurice Ravel – Boléro (Finale)

L’arte di dipingere con i suoni

(…) Il Boléro di Ravel che ascoltiamo in questa registrazione proviene dall’ultimo concerto che Georges Prêtre tenne al Teatro Comunale, a marzo del 2004. Il culmine di una serata dedicata ai suoi ottant’anni e che proponeva ancora Gershwin (Un americano a Parigi e una Suite da Porgy and Bess) e i Nocturnes di Debussy. Quasi immobile, gesti appena accennati, dal podio Prêtre pareva delibare ogni colore strumentale, dosandone il peso, dandogli una morbida consistenza; e quel tema, ossessivamente riproposto, veniva da lui valorizzato in tutta la sua cantabilità. Il tutto tenuto insieme da un fraseggio sinuoso, avvolgente, che gradualmente genera l’andamento di una danza dionisiaca e sensualissima. E il risultato è che con Prêtre il Boléro si trasforma non solo in un caleidoscopio di mirabolanti colori, ma anche in una sorta di sortilegio ipnotico, ammaliante, e che si fa esplosione davvero dionisiaca a partire da quell’improvvisa modulazione con la quale Ravel rompe il meccanismo del Boléro e lo porta alla sua catastrofica conclusione. Da quel medesimo concerto del 2004 provengono anche i tre pannelli sinfonici dei Nocturnes di Debussy. Qui, Prêtre rivela ancora una volta la sua abilità di mago del colore, consegnandoci una lettura in una chiave squisitamente impressionista: timbri evanescenti e carichi di seduzioni, una raffinatissima e accurata definizione delle continue sfumature del tessuto strumentale (ottenuta grazie anche alla bravura dei professori del Maggio Musicale). Nuages, il primo pannello, ci arriva così avvolto da colori preziosi ma anche da un profondo senso di mistero; in Fètes la sensibilità timbrica è invece infiammata dalla frenesia della sua direzione, i timbri sono come scintille, il fraseggio è mosso da una vibrante vitalità; e quasi come una raffigurazione sonora di una tela di Claude Monet risuona Sirènes, sospeso in una narrazione pacata ed evocativa sulla quale, con mano delicata, Prêtre ricama un tessuto sonoro cangiante e trapuntato dai vocalizzi del Coro femminile del Maggio. A ricostruire un ideale programma tutto francese, repertorio nel quale innegabilmente Prêtre eccelleva, il CD ripropone anche La Mer di Debussy, pagina invece ripresa da un concerto del novembre 1992. E anche qui balza evidente all’ascolto la vocazione pittorica di Prêtre, capace come pochi altri di comunicare suggestioni e atmosfere, in una visione che non vuol essere semplicemente descrittiva ma che mette anche in luce il processo tutto interiore di queste tre paesaggi marini. Di qui il senso di mistero, quasi ancestrale, che il suo mobilissimo fraseggio riesce ad ottenere, cogliendo ed esaltando tutto il fantasioso fluire dell’invenzione di Debussy. E rendendolo soprattutto vivo. Sono come ricordi di distese marine solcate da barbagli argentei, da guizzi improvvisi di luce. Un’eccitazione di ritmi e colori che ha il suo culmine nel Dialogue du vent et de la mer, l’ultimo di questi tre schizzi sinfonici: reso da Prêtre inquieto e febbrile, un crescendo di parossismo drammatico realizzato con un virtuosismo e una comunicativa ancor oggi davvero emozionanti.

Francesco Ermini Polacci