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Agnese di Hohenstaufen

Gaspare Spontini
Agnese di Hohenstaufen

Agnese Lucille Udovich
Irmengarda Dorothy Dow
Enrico di Braunschweig Franco Corelli
Filippo di Hohenstaufen Francesco Albanese
Il Duca di Borgogna (Re di Francia) Enzo Mascherini
Enrico il Leone Anselmo Colzani
L’Imperatore Enrico VI Gian Giacomo Guelfi
L’Arcivescovo di Magonza Arnold van Mill
Il castellano Jorge Algorta
Teobaldo Valiano Natali
L’araldo Valerio Meucci
Primo giudice Lido Pettini
Secondo giudice Raniero Rossi

Vittorio Gui
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Andrea Morosini

Firenze, Teatro Comunale, 9 maggio 1954

OF 007 2 CD MONO ADD

Ascolta l’anteprima: Gaspare Spontini – Agnese di Hohenstaufen – “E sia! Fra noi pace”

Agnese di Hohenstaufen: la sfida di Francesco Siciliani

(…) Non diversamente dalle opere di Wagner anche l’Agnese di Spontini richiede voci di eccezionale robustezza per non essere fagocitate dai massicci spessori dell’orchestra e sotto questo aspetto l’esecuzione fiorentina del 1954 resta senza confronti. Nelle sue arie, “Quando la brezza il volto” nel secondo quadro del primo atto e “O Re dei ciel” nella seconda scena del secondo, il vertice di emozione lirica della partitura, la Udovich mostra una consistenza di suono e una lucentezza nel registro acuto che possono evocare il canto della giovane Callas, anche se di minore rifinitura tecnica e personalità timbrica, sfoggiando una proiezione del suono capace di imporsi nei più densi pezzi di insieme. Franco Corelli, a tre anni dal debutto nella Carmen a Spoleto, aveva già cantato a Firenze nel 1953 come Pierre Bezuchov nella prima assoluta di Guerra e pace di Prokof’ev diretta da Artur Rodzinski. Fu però soprattutto il Pollione della Norma interpretato a Roma e a Trieste accanto a Maria Callas a farlo individuare quale interprete ideale di Enrico il Palatino per la forza scultorea dell’accento, il timbro brunito e la lucentezza del registro acuto. Di fatto il tenore marchigiano offre una prova di tenuta vocale e slancio espressivo formidabili, appena compromessa per il gusto attuale da un fraseggio appesantito da qualche eccesso enfatico e insistiti portamenti. Il terzo grande protagonista di questa edizione è Giangiacomo Guelfi: la parte massacrante dell’Imperatore Enrico VI, in assenza di arie o ariosi tutta giocata su una stentorea declamazione, trova nel baritono romano un interprete dal timbro bronzeo e dall’impressionante potenza di suono. Non a caso sedici anni dopo nel riproporre l’opera a Roma Siciliani gli affidò nuovamente il faticoso personaggio. L’intera compagnia è peraltro di alto livello con l’americana Dorothy Dow (Irmengarda), all’epoca impegnata a destreggiarsi fra ruoli di soprano drammatico e mezzosoprano soprattutto nel repertorio tedesco, il tenore Francesco Albanese (Filippo di Hohenstaufen) e i baritoni Enzo Mascherini (Duca di Borgogna) e Anselmo Colzani (Enrico il Leone), oltre alla lussuosa presenza come Arcivescovo di Magonza dell’olandese Arnold van Mill, celebre basso wagneriano, tutti in forma vocale smagliante nel fronteggiare l’impervia scrittura dell’opera che Spontini sempre ritenne il proprio capolavoro e volle dedicare alla persona che aveva più cara, l’adorata moglie Celeste Erard.

Giuseppe Rossi

da sinistra in alto: foto di scena della produzione; Enzo Mascherini e Lucille Udovich (© Archivio Storico Teatro del Maggio)