Sabato 26 settembre alle ore 18 Thomas Guggeis sul podio per la Sinfonia n. 2 “Resurrezione” di Gustav Mahler

Sabato 26 settembre alle ore 18 Thomas Guggeis sul podio della Sala Mehta - alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio - per la Sinfonia n. 2 “Resurrezione” di Gustav Mahler.

Solisti il soprano Nikoletta Hertsak e il mezzosoprano Natalie Lewis. 

Firenze, 24 settembre 2026 – È Thomas Guggeis a salire sul podio della Sala Mehta del Teatro – alla testa dell’Orchestra e del Coro del Maggio sabato 26 settembre alle ore 18 per il concerto sinfonico che propone una delle più celebri composizioni di Gustav Mahler, la Sinfonia n. 2 in do minore “Resurrezione”. Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Un appuntamento di particolare rilievo nel calendario del Maggio, con il maestro Guggeis che proprio in queste settimane è al centro della programmazione del Teatro: dopo il concerto sinfonico di sabato, infatti, Thomas Guggeis sarà impegnato nella direzione della nuova produzione di Wozzeck di Alban Berg - la cui prima rappresentazione è in programma domenica 27 settembre - e anche nel concerto del 2 ottobre, quando il maestro tornerà sul podio della Sala Mehta per un nuovo concerto sinfonico con l’esecuzione della celebre Sinfonia n. 104 “London” di Franz Joseph Haydn.

Il concerto:
Opera grandiosa e dalla gestazione complessa, la Sinfonia n. 2 in do minore per soprano, contralto, coro e orchestra, Resurrezione impegnò Gustav Mahler per sette anni. Il primo movimento viene realizzato nel 1888, i tre movimenti centrali risalgono all’estate del 1893, mentre l’ultimo e imponente movimento è datato 1894. Le cinque macro sezioni in cui è suddivisa la Sinfonia n. 2 nascono dunque separatamente e senza un piano prestabilito, che verrà delineandosi nella mente del compositore in itinere, esplicandosi nella sua interezza solo a posteriori. Il movimento iniziale si pone in continuità poetica con il finale della Sinfonia n. 1 essendo anch’esso collegato alla figura dell’eroe, di cui Mahler celebra nella Seconda Sinfonia le esequie. I tre movimenti centrali sono pensati come momenti di riflessione sulle esperienze vissute dal defunto. Il movimento conclusivo accoglie invece la parola ‘redentrice’ e capace di sublimare l’idea musicale, come già sperimentato da Beethoven nella Nona Sinfonia. L’ispirazione per il finale giunge inaspettatamente durante i funerali del direttore e collega Hans von Bülow dove Mahler ascolta l’inno corale sull’ode Die Auferstehung (Resurrezione) di Klopstock. In quel momento capisce che è necessario concludere la sua Seconda Sinfonia con un grandioso movimento affidato alla voce umana, con l’intervento del soprano e del coro. Il testo dell’ode di Klopstock è perfettamente funzionale al progetto del compositore rappresentando il punto di arrivo del lungo viaggio dalla morte terrena dell’eroe alla sua rinascita celeste, dove la trasfigurazione può essere raggiunta solo attraverso l’esperienza del dolore. Come già nella Prima Sinfonia, anche nella Seconda i materiali musicali impiegati da Mahler sono numerosi ed eterogenei: il corale costruito sulle note iniziali del Dies Irae unito al ritmo di marcia funebre che cadenza il primo movimento; il Ländler di sapore schubertiano del secondo movimento; i Lieder tratti dall’amata raccolta Des Knaben Wunderhorn - La predica ai pesci di Sant’Antonio da Padova costituisce il tema dello Scherzo, mentre Urlicht è intonato come una tenera cantilena dalla voce del contralto nel quarto movimento - e poi ancora suoni di natura, squilli apocalittici e marce per celebrare la resurrezione finale.