"Pagliacci e Cavalleria rusticana", il dittico operistico in scena dal 22 febbraio sul podio Riccardo Frizza e la regia di Robert Carsen

Torna in scena al Teatro del Maggio uno dei più amati dittici del melodramma italiano: dal 22 febbraio al 3 marzo 2026 è in programma “Pagliacci – Cavalleria rusticana”, i capolavori di Ruggero Leoncavallo e Pietro Mascagni. Sul podio della Sala Grande, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio e del Coro di voci bianche dell’Accademia il maestro Riccardo Frizza. 

La regia è di Robert Carsen.

Allestimento della Dutch National Opera di Amsterdam
La recita del 3 marzo sarà trasmessa in diretta su Rai Radio 3

Manifesto © Gianluigi Toccafondo

Firenze, 13 febbraio 2026  Al Teatro del Maggio torna in scena uno dei più celebri e amati dittici operistici di sempre: "Pagliacci" e "Cavalleria rusticana" di Ruggero Leoncavallo e Pietro Mascagni. Sul podio dell’Orchestra, del Coro del Maggio e del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio il maestro Riccardo Frizza che dirige i due capolavori del verismo italiano. Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.
La maestra del Coro di voci bianche è Sara Matteucci.

“È sempre un grande piacere tornare qui al Maggio e farlo con altri due capolavori come Pagliacci Cavalleria” ha detto il maestro Frizza, che torna sul podio del Maggio dopo il grandissimo successo dello spettacolo Delirio insieme a Jessica Pratt del settembre 2024 e dopo la messinscena di un'altra perla verista, ossia L’amico Fritz di Pietro Mascagni andata in scena nel marzo del 2022. “È inoltre un privilegio inoltre affrontare questi spettacoli insieme a Carsen, di cui apprezzo molto le idee e la sua concezione ‘meta-teatrale’ dello spettacolo. Sono altrettanto felice di dirigere per la prima volta nel corso della mia carriera Pagliacci e, per quello che riguarda la mia visione delle due opere, cercherò di interpretarle rispettando in modo preciso la partitura e andando incontro per quanto possibile alle esigenze dei cantanti. Pagliacci Cavalleria sono due titoli di assoluta rilevanza anche nella storia del Maggio; ricordo ad esempio le edizioni dirette da Bruno Bartoletti, uno dei più grandi interpreti di questo repertorio, ed per me è quindi molto importante potermi ‘confrontare’ con i grandi nomi del passato che hanno diretto questi titoli qui a Firenze”.

La regia del dittico è firmata da Robert Carsen che con Peter van Praet cura anche le luci. Carsen tra i più apprezzati registi d’opera contemporanei, propone a Firenze uno dei suoi allestimenti più acclamati, andato in scena alla Dutch National Opera di Amsterdam nel settembre 2019. Nella sua visione dello spettacolo, Carsen – di ritorno al Maggio dopo aver curato la regia de Il ritorno di Ulisse in patria nel giugno del 2022 che si aggiudicò il prestigioso Premio Abbiati come miglior spettacolo dell’anno – si discosta da una semplice ricostruzione puramente storica delle opere: la sua visione si concentra sul concetto del “teatro nel teatro”, mettendo in relazione in modo radicale e suggestivo la finzione scenica e la dimensione reale dello spettacolo. In questa lettura i confini tra personaggi, interpreti e pubblico si assottigliano, creando un’esperienza meta-teatrale che solleva domande profonde sul rapporto tra arte, vita e identità scenica. 

Carsen si confronta con le due opere anche attraverso con un linguaggio dal forte impatto visivo: invece che ancorare le vicende dei personaggi in un’ambientazione di riferimento geografico o cronologico, il suo progetto drammaturgico è un’indagine scenica sul teatro stesso, sulla relazione tra attore e ruolo, e sul confine labile tra finzione e realtà. In questo allestimento il teatro diventa spazio di riflessione sul destino umano, in cui la performance e la vita si intrecciano fino a confondersi e dove viene evidenziata la tensione drammatica contenuta nelle partiture.  Parlando della sua messinscena, Carsen ne ha rimarcato gli aspetti principali e i motivi che lo hanno portato a immaginare uno spettacolo così particolare e suggestivo: “Da ragazzo i miei genitori mi portarono a teatro per assistere a uno spettacolo di Luigi Pirandello, Così è (se vi pare). La sorprendente rivelazione finale dell’opera fu per me una vera e propria epifania, un’esperienza destinata a segnarmi per tutta la vita. Rimasi affascinato dalla capacità di Pirandello di giocare con i diversi livelli della realtà e con le aspettative del pubblico. Quell’incontro precoce influenzò profondamente il mio lavoro di regista, in particolare il concetto della “quarta parete”, capace al tempo stesso di separare e di mettere in relazione platea e palcoscenico. Nel riflettere sulla regia di queste due opere – entrambe rivoluzionarie per il loro tempo – mi è apparso chiaro che invertendo l’ordine tradizionale di esecuzione, la sfida insita nel Prologo dei Pagliacci potesse estendersi non solo a quest’opera, ma anche a Cavalleria rusticana. Questa nuova disposizione consente di rileggere i due lavori non soltanto attraverso la lente del realismo, ma anche del meta-realismo e persino del sovra realismo”.

In entrambi gli spettacoli le scene sono curate da Radu Boruzescu, le luci, oltre che da Carsen, da Peter Van Praet, i costumi sono di Annemarie Woods e la coreografia di Marco Berriel.

In Pagliacci la compagnia di canto è composta da Corinne Winters, al suo debutto sulle scene del Maggio e nel personaggio, come Nedda; Brian Jagde, anche lui al suo debutto al Teatro del Maggio, veste i panni di Canio, il capocomico della compagnia consumato dalla gelosia per Nedda. Accanto a loro Roman Burdenko – che torna al Maggio dopo le recite del Don Carlo verdiano del dicembre 2022 – è Tonio; Lorenzo Martelli Hae Kang, entrambi formati all’Accademia del Maggio, sono rispettivamente Peppe e Silvio.

Nel mondo di Cavalleria rusticana Luciano Ganci, che tornerà nel prossimo autunno al Maggio nel Simon Boccanegra, interpreta Turiddu e Martina Belli, che al Maggio già aveva preso parte a una produzione di Cavalleria (come Lola) nel corso della stagione autunnale del 2014 debutta nella parte di Santuzza. Lucia è interpretata da Manuela Custer, che nel corso delle stagioni del Maggio ha esordito nel marzo del 2007 in occasione di un concerto diretto da Jesús López-Cobos. Roman Burdenko torna in scena anche in Cavalleria nella parte di Alfio e Janetka Hoşco chiude il cast lirico nella parte di Lola.

Durante le stagioni del Maggio, Pagliacci è andato in scena per cinque volte, di cui l’ultima nel settembre del 2019 in dittico con l’opera contemporanea “Noi, due, quattro” di Riccardo PanfiliCavalleria rusticana è stata proposta invece in undici occasioni: l’ultima messinscena è stata nel febbraio del 2019 in dittico con “Un mari à la porte" di Jacques Offenbach. La coppia dei capolavori veristi “Cavalleria”e “Pagliacci” è stata proposta con questa formula accoppiata  solo in due precedenti occasioni al Maggio e vale a dire nel 1971 con la direzione di Riccardo Muti e la regia di Mauro Bolognini e nel 2000 con la direzione di Bruno Bartoletti e la regia di Liliana Cavani.