Emmanuel Tjeknavorian dirige la sinfonia 68 di Haydn e la Sinfonia 5 di Mahler: sabato 16 maggio 2025 alle ore 18

Sul podio della Sala Mehta, alla guida dell’Orchestra del Maggio, il maestro Emmanuel Tjeknavorian dirige la “Sinfonia in si bemolle maggiore Hob. I:68” di Franz Joseph Haydn, mai eseguita nelle stagioni del Maggio, e la “Sinfonia n. 5” di Gustav Mahler. 

Firenze, 15 maggio 2026 – Mentre nella Sala Grande del Teatro proseguono le recite di Un ballo in mascherada lui dirette, il maestro Emmanuel Tjeknavorian sale sul podio della Sala Zubin Mehta, alla testa dell’Orchestra del Maggio, per un appuntamento sinfonico nell’ambito dell’88º Festival del Maggio Musicale Fiorentino. Il concerto, in cartellone sabato 16 maggio alle ore 18, si apre con la “Sinfonia in si bemolle maggiore Hob. I:68” di Franz Joseph Haydnmai eseguita nel corso delle stagioni del Teatro del Maggio: fu composta molto probabilmente tra il 1774 e il 1775, durante il suo lungo servizio presso la corte degli Esterházy, fra le più antiche casate nobiliari ungheresi. Al tempo il compositore aveva ormai consolidato il proprio linguaggio sinfonico caratterizzato da tratti distintivi che sono riscontrabili anche in questa sinfonia: dall’attenzione riservata ai fiati, non più trattati come semplice ripieno ma in dialogo con gli archi, agli effetti teatrali disseminati tra i movimenti che giocano con le aspettative dell’ascoltatore. Seguela celebre “Sinfonia n. 5 in do diesis minore” di Gustav Mahler: opera della piena maturità mahleriana, si pone a metà strada tra le prime sinfonie, legate al mondo fiabesco del Des Knaben Wunderhorn, e le ultime, segnate dall’intimo lirismo e dalle atmosfere luttuose dei lieder di Friedrich Rückert. Mahler inizia a comporre la Sinfonia n. 5 nel 1901, anno doloroso in cui il compositore, colpito da un’emorragia, ha sfiorato la morte. I cinque movimenti della sinfonia formano tre grandi blocchi riconoscibili per affinità tematiche ed espressive.

Il concerto:

Franz Joseph Haydn

Sinfonia in si bemolle maggiore Hob. I:68

Haydn compose la Sinfonia n. 68 in si bemolle maggiore molto probabilmente tra il 1774 e il 1775, durante il suo lungo servizio presso la corte degli Esterházy. Al tempo il compositore aveva ormai consolidato il proprio linguaggio sinfonico caratterizzato da tratti distintivi che sono riscontrabili anche in questa sinfonia: dall’attenzione riservata ai fiati, non più trattati come semplice ripieno ma in dialogo con gli archi, agli effetti teatrali disseminati tra i movimenti che giocano con le aspettative dell’ascoltatore. Mentre il primo movimento si apre con un tema brillante, caratterizzato da un ritmo puntato pieno di slancio che si espande e si arricchisce di contrasti dinamici improvvisi, la seguente inversione dei movimenti centrali, con il Minuetto in seconda posizione anziché in terza, crea un inevitabile effetto sorpresa alterando il tradizionale equilibrio formale della sinfonia. L’Adagio, qui in terza posizione, è caratterizzato da un’aggraziata serenata intonata dai primi violini sul ticchettìo di accompagnamento dei violini secondi mentre il Presto finale è un brillante rondò con tre episodi ricchi di ironia.

Gustav Mahler

Sinfonia n. 5 in do diesis minore

Sinfonia puramente strumentale, la Quinta è opera della piena maturità mahleriana e si pone a metà strada tra le prime sinfonie, legate al mondo fiabesco del Des Knaben Wunderhorn, e le ultime, segnate dall’intimo lirismo e dalle atmosfere luttuose dei lieder di Friedrich Rückert. Mahler inizia a comporre la Sinfonia n. 5 nel 1901, anno doloroso in cui il compositore, colpito da un’emorragia, ha sfiorato la morte. I cinque movimenti della sinfonia formano tre grandi blocchi riconoscibili per affinità tematiche ed espressive. Il clima funereo che distingue il primo blocco, formato dai due primi movimenti, è chiaramente l’espressione diretta della sofferenza privata dell’autore. Ad aprire la Quinta è infatti una drammatica e cupa frase della tromba che innesca una marcia funebre, reminiscenza della musica ascoltata dalle guarnigioni militari durante l’infanzia nonché marchio indelebile nella memoria sonora mahleriana. Anche il secondo movimento, Allegro, condivide con il primo la stessa disperazione, proponendo un’elaborazione dei materiali ascoltati in precedenza. Il cuore della sinfonia è costituito tuttavia dall’imponente Scherzo che segna il momento di svolta emotiva ed esistenziale (fu infatti composto nel 1902, anno felice in cui Mahler torna a Maiernigg accompagnato dalla giovane sposa Alma). Il contrasto con i primi due movimenti è nettissimo: l’angoscia è soppiantata dai toni scherzosi del ländler, da ritmi di valzer e nostalgiche melodie. Al celeberrimo Adagietto che apre il terzo blocco è demandato il compito di alleggerire l’atmosfera in un interludio di pura estasi sonora e di abbandono delle cose del mondo, mentre l’ultimo movimento, Rondò-finale, tra riprese tematiche, corali di ampio respiro e fughe, sancisce la vittoria della vita sul dolore e sulla morte.