Dmitry Sinkovski debutta alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio

Sabato 23 maggio 2026 alle ore 18, sul podio della Sala Mehta, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio e come violino solista, il maestro Dmitry Sinkovski. 

In cartellone le musiche di Antonio Vivaldi, Aleksandr Borodin e Nikolaj Rimsky-Korsakov. 

Firenze, 22 maggio 2026 –  Sabato 23 maggio il maestro Dmitry Sinkovski debutta alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio.

Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Il concerto, in programma nella Sala Mehta alle ore 18, si apre con l’esecuzione del Concerto in re maggiore RV 562a “Per la solennità di San Lorenzo” di Antonio Vivaldi: rappresenta la seconda versione di un concerto precedente, RV 562, probabilmente composto dal ‘Prete rosso’ tra il 1710 e il 1717 e destinato alle celebrazioni veneziane della festa di San Lorenzo. La seconda versione risale invece al 1738 e fu eseguita ad Amsterdam in occasione del centenario del Teatro Schouwburg. Nell’esecuzione il violino solista sarà proprio il maestro Sinkovski.

Segue Il principe Igor, Danze polovesiane di Aleksandr Borodin: ispirata a un’epopea russa del XII secolo, Il principe Igor alterna immagini musicali di grande suggestione, dagli interventi ora nostalgici ora accesi del coro, alla danza sinuosa delle ragazze, alla foga selvaggia della danza dei guerrieri, fino alla conclusione maestosa in cui le danze si mescolano in un vortice di pura frenesia cinetica. Chiude la serata sinfonica la celebre Shéhérazade, suite sinfonica op. 35 di Nikolaj Rimsky-Korsakov: il musicista nutriva già da tempo un profondo interesse per il mondo orientale e l’occasione per restituirne in musica le atmosfere pittoresche e meravigliose giunse nel 1888 con Shéhérazade, suite sinfonica op. 35 liberamente ispirata alla raccolta di fiabe delle Mille e una notte. Nell’antica raccolta araba si narra la storia del violento sultano Shahriyār, che imponeva l’uccisione di ognuna delle sue mogli dopo la prima notte di nozze, e di Shéhérazade, che riesce ad evitare la sua fine già segnata grazie a un intelligente stratagemma.

Il concerto:

Antonio Vivaldi      
Concerto in re maggiore RV 562a Per la solennità di San Lorenzo

Il Concerto in re maggiore per violino, due oboi, due corni, timpani archi e basso continuo RV 562a di Vivaldi rappresenta la seconda versione di un concerto precedente, RV 562, probabilmente composto dal ‘Prete rosso’ tra il 1710 e il 1717 e destinato alle celebrazioni veneziane della festa di San Lorenzo. La seconda versione risale invece al 1738 e fu eseguita ad Amsterdam in occasione del centenario del Teatro Schouwburg. Rispetto al concerto originario, quest’ultimo prevede un movimento lento diverso e l’aggiunta in organico dei timpani con funzione concertante insieme ai corni. Fin dal primo movimento, Allegro, gli squilli dei corni sottolineano il tono solenne e celebrativo della pagina, mentre il violino solista emerge con slancio virtuosistico nel gioco di contrasti tipico del discorso musicale vivaldiano che alterna episodi concertanti a interventi a piena orchestra. Nel movimento centrale, Grave, il fasto timbrico del primo tempo cede il passo alle sonorità dei soli archi e cembalo che sostengono il lungo recitativo del violino solista, mentre l’ultimo movimento - Allegro - riprende il tono festoso dell’apertura con una scrittura vivace e dal ritmo e incalzante, in cui il violino solista spicca con numerosi passaggi di bravura.

Aleksandr Borodin
Il principe Igor, Danze polovesiane

Chimico affermato di professione e musicista per vocazione, Alexander Borodin fu un membro del “Gruppo dei Cinque” che nella seconda metà dell’Ottocento si contrappose alla moda della musica occidentale europea proponendo un linguaggio improntato sul recupero delle tradizioni musicali russe. Sebbene riuscisse a dedicarsi alla musica solo nei ritagli di tempo, Borodin profuse tutte le sue energie nella realizzazione di un’opera ispirata a un’epopea russa del XII secolo: Il principe Igor. Dell’opera, rimasta incompiuta e completata da Nikolaj Rimskij-Korsakov dopo la morte dell’autore, fanno parte le famose Danze polovesiane che si collocano alla fine del secondo atto, nella scena in cui il principe, prigioniero del Khan dei Polovesi, viene intrattenuto con canti e danze dal popolo barbaro. La pagina alterna immagini musicali di grande suggestione, dagli interventi ora nostalgici ora accesi del coro, alla danza sinuosa delle ragazze, alla foga selvaggia della danza dei guerrieri, fino alla conclusione maestosa in cui le danze si mescolano in un vortice di pura frenesia cinetica.

Nikolaj Rimsky-Korsakov
Shéhérazade, suite sinfonica op. 35

Nikolaj Rimskij-Korsakov nutriva già da tempo un profondo interesse per il mondo orientale e l’occasione per restituirne in musica le atmosfere pittoresche e meravigliose giunse nel 1888 con Shéhérazade, suite sinfonica op. 35 liberamente ispirata alla raccolta di fiabe delle Mille e una notte. Nell’antica raccolta araba si narra la storia del violento sultano Shahriyār, che imponeva l’uccisione di ognuna delle sue mogli dopo la prima notte di nozze, e di Shéhérazade, che riesce ad evitare la sua fine già segnata grazie a un intelligente stratagemma. La prima notte la giovane sposa inizia la narrazione di favole che sembrano non avere mai fine e che stimolano la curiosità del sultano tanto da fargli rimandare l’esecuzione giorno dopo giorno. Così, dopo mille e una notte, il sultano, conquistato dall’intelligenza della donna, si scoprirà innamorato di Shéhérazade, che avrà salva la vita. La suite si compone di quattro quadri separati, ma collegati da temi comuni, e presentati come un caleidoscopio d’immagini favolose di carattere orientale. Al tema arabeggiante e sinuoso di Shéhérazade, alter ego della voce narrante della donna, è affidato il compito di collegare i quattro episodi che si susseguono dove le immagini variopinte e cangianti di quel mondo lontano sono esaltate da una tavolozza timbrica multicolore capace di creare intrecci sonori di grande fascino e suggestione.