Daniele Gatti: l'ultimo concerto del Ciclo dedicato alle sinfonie di Ludwig van Beethoven

Mercoledì 1º luglio 2026 alle ore 20, nella Sala Grande del Teatro, l'ultimo concerto del Ciclo dedicato alle sinfonie di Ludwig van Beethoven dirette da Daniele Gatti alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio.

In programma la “Sinfonia n. 8 in fa maggiore op. 93” e la monumentale “Sinfonia n. 9 in re minore op. 125”.

Solisti della serata Mariangela Sicilia, Eleonora Filipponi, Bernard Richter e Jongmin Park.

Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini. 

Il concerto sarà trasmesso in diretta su Rai Radio3

Firenze, 30 giugno 2026 - Si conclude mercoledì 1º luglio alle ore 20 - nella Sala Grande del Teatro del Maggio - il ciclo di concerti diretto da Daniele Gatti che, alla guida dell'Orchestra e del Coro del Maggio Musicale Fiorentino, nell'arco di quattro serate ha proposto l'integrale delle Nove Sinfonie di Ludwig van Beethoven. Per quest'ultimo appuntamento sono in programma la “Sinfonia n. 8 in fa maggiore op. 93” e la monumentale “Sinfonia n. 9 in re minore op. 125 per soli, coro e orchestra”.

Solisti della serata il soprano Mariangela Sicilia, il mezzosoprano Eleonora Filipponi, il tenore Bernard Richter e il basso Jongmin Park.
Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Composta durante l’estate del 1812, la prima esecuzione della Sinfonia n. 8 si ebbe in forma privata nella residenza dell’arciduca Rodolfo, mentre il debutto pubblico fu nel 1814 al Burgtheater di Vienna. Rispetto alle sorelle maggiori quella ‘piccola sinfonia’, come la definiva lo stesso autore, presentava caratteristiche inusuali: dimensioni ridotte, leggerezza di spirito e un apparente ritorno a sonorità e forme settecentesche.

La genesi della celeberrima Sinfonia n. 9 in re minore parte da lontano, da quando, nel 1793, l’autore espresse il desiderio di voler mettere in musica l’Ode alla gioia di Friedrich Schiller. Il messaggio di libertà e fratellanza contenuto nei versi dell’ode si sedimentò nella mente del giovane compositore tanto che nel 1795 compose un lied, Gegenliebe, in cui compare allo stato embrionale quella melodia che in seguito avrebbe preso forma definitiva nell’Inno alla gioia della Sinfonia n. 9.

Il concerto

Sinfonia n. 8 in fa maggiore op. 93

La composizione della Sinfonia n. 8 impegnò Beethoven nei mesi estivi del 1812, un tempo relativamente breve per lui, anche se i numerosi schizzi e abbozzi dell’opera restituiscono la misura del lavoro minuzioso operato dal compositore per eliminare ogni orpello superfluo dalla sua nuova creazione. Dopo una prima esecuzione privata nella residenza dell’arciduca Rodolfo, la Sinfonia n. 8 in fa maggiore op. 93 debuttò nel 1814 al Burgtheater di Vienna senza suscitare, tuttavia, il consueto entusiasmo di critica e pubblico. Rispetto alle sorelle maggiori quella ‘piccola sinfonia’, come la definiva lo stesso autore, presentava infatti caratteristiche inusuali: dimensioni ridotte, leggerezza di spirito e un apparente ritorno a sonorità e forme settecentesche che lasciarono dubbiosi gli ascoltatori. Dei quattro movimenti, i più singolari sono indubbiamente quelli centrali. Tra l’Allegro di apertura e il gioviale Rondò finale, Beethoven incastona due movimenti a sorpresa: un Allegretto al posto dell’Adagio, una sorta divertimento che sottolinea maggiormente il carattere gioioso dell’opera, e un Minuetto in sostituzione dello Scherzo, dove la sinfonia indossa abiti volutamente retrò muovendosi pomposamente a passo dell’antica danza.

Sinfonia n. 9 in re minore op. 125

Ultima creatura sinfonica beethoveniana, la Sinfonia n. 9 in re minore op. 125 “Corale” segnò un punto di non ritorno nella storia della musica; dopo la Nona nessun compositore poté più cimentarsi nel genere senza fare i conti con quel modello di arte insuperabile lasciato in eredità dal Maestro di Bonn. La genesi dell’ultima sinfonia di Beethoven parte da lontano, da quando, nel 1793, l’autore espresse il desiderio di voler mettere in musica l’Ode alla gioia di Friedrich Schiller. Il messaggio di libertà e fratellanza contenuto nei versi dell’ode si sedimentò nella mente del giovane compositore tanto che nel 1795 compose un lied, Gegenliebe, in cui compare allo stato embrionale quella melodia che in seguito avrebbe preso forma definitiva nell’Inno alla gioia della Sinfonia n. 9. Analogie ancora più evidenti si ritrovano anni dopo nella Fantasia corale op. 80, una sorta di laboratorio preparatorio della Nona Sinfonia alla cui composizione Beethoven si dedicò dal 1822 ai primi mesi del 1824. Il debutto - al Theater an der Wien il 7 maggio 1824 - fu preceduto da prove estenuanti, rese ancor più difficili dal fatto che a dirigere fosse Beethoven stesso, ormai completamente sordo e non più in grado di guidare l’orchestra. Tuttavia questo non inficiò il successo della sua ultima sinfonia, che da subito fu salutata come un capolavoro assoluto. Quale cartina di tornasole, la Sinfonia n. 9 compendia infatti tutte le conquiste musicali maturate negli anni da Beethoven: dalla libertà di forma - con il quarto movimento in cui per la prima volta nella cornice sinfonica la musica strumentale cede il passo alla voce umana - all’uso magistrale della variazione e del contrappunto, dalle affinità tematiche che si rincorrono nell’opera dando un senso di ciclicità e unitarietà alla partitura, fino al messaggio universale di fratellanza cantato dai solisti e dal coro nel movimento finale.