Ciclo integrale delle sinfonie di Beethoven: Daniele Gatti sul podio per il secondo concerto

Martedì 23 giugno 2026 alle ore 20, nella Sala Mehta del Teatro del Maggio, il secondo appuntamento del ciclo di concerti dedicato all'integrale delle nove Sinfonie di Ludwig van Beethoven dirette dal maestro Daniele Gatti.
In cartellone due delle più amate composizioni del genio di Bonn: la “Sinfonia n. 5 in do minore op. 67” e la “Sinfonia n. 6 in fa maggiore op. 68”, la Pastorale.
Firenze, 22 giugno 2026 – Dopo il grandissimo successo del concerto di giovedì scorso continua al Maggio il Ciclo dedicato alle nove Sinfonie di Ludwig van Beethoven con il maestro Daniele Gatti alla guida dell'Orchestra del Maggio.
La seconda serata è in programma martedì 23 giugno alle ore 20, sempre in Sala Mehta e trova in cartellone la “Sinfonia n. 5 in do minore op. 67” e la “Sinfonia n. 6 in fa maggiore op. 68”, la celeberrima Pastorale.
Composta tra il 1804 e il 1807 ed eseguita per la prima volta il 22 dicembre 1808 a Vienna, diretta dallo stesso Beethoven, l’arcinoto incipit ha garantito alla “Quinta” la palma di sinfonia beethoveniana più celebre: quattro note che suonano come un drammatico interrogativo che chiede una risposta.
La Sinfonia n. 6 in fa maggiore op. 68 fu realizzata tra il 1807 e il 1808, proprio in contemporanea alla Sinfonia n. 5, e anch’essa fu tenuta a battesimo da Beethoven il 22 dicembre del 1808 a Vienna.
Sono altre due le serate in cartellone del ciclo dedicata a Beethoven: il 28 giugno (Sinfonie n.2 e n.3) e 1º luglio (Sinfonia n.8 e Sinfonia n.9 con le voci soliste di Mariangela Sicilia, Eleonora Filipponi, Bernard Richter e Jongmin Park e il Coro diretto da Lorenzo Fratini).
Il concerto:
Sinfonia n. 5 in do minore op. 67
Frutto di un lungo processo creativo, la Sinfonia n. 5 in do minore op. 67 fu composta tra il 1804 e il 1807 ed eseguita per la prima volta il 22 dicembre 1808 a Vienna, diretta dallo stesso Beethoven. L’icastico incipit ha garantito alla Quinta la palma di sinfonia beethoveniana più celebre: quattro note che suonano come un drammatico interrogativo che chiede una risposta. E Beethoven risponde, nota dopo nota, con un flusso sinfonico dove il principio dialettico della contrapposizione tematica trova la sua massima espressione e dove i contrasti sono accentuati fino allo spasmo. Se nel primo movimento tutto è conflitto ed energia deflagrante, nel secondo, Andante con moto, c’è spazio per riprendere momentaneamente fiato. L’interrogativo iniziale riappare nuovamente nello Scherzo ma con una veste ritmica diversa che lo rende sempre meno minaccioso. Solo nell’ultimo movimento viene dissipata anche l’ultima e debole ombra. La solarità della tonalità di do maggiore invade lo spazio e il canto festoso che si leva dall’orchestra ha il sapore della vittoria della luce sulle tenebre, del giusto trionfo alla fine di un tortuoso cammino.
Sinfonia n. 6 in fa maggiore op. 68, Pastorale
La Sinfonia n. 6 in fa maggiore op. 68 ‘Pastorale’ fu realizzata tra il 1807 e il 1808 contemporaneamente alla Sinfonia n. 5, e insieme a essa fu tenuta a battesimo da Beethoven stesso il 22 dicembre del 1808 a Vienna. Per evitare che l’appellativo creasse fraintendimenti, l'autore scrisse di seguito al sottotitolo «più espressione del sentimento che pittura», volendo precisare che il suo nuovo lavoro sinfonico era ispirato più alle impressioni suscitate dalla Natura che al descrittivismo musicale tout court. Nei cinque movimenti in cui è articolata la ‘Pastorale’ Beethoven si mette in ascolto della Natura trasfigurando in suono i sentimenti provati al suo cospetto. Il risultato è una pagina di idilliaca bellezza in cui si mescolano sensazioni e ricordi di vita campestre da sempre tanto cari al musicista. Il diletto che ristora il cuore all’arrivo in campagna prende vita in un primo movimento - Allegro ma non troppo - in cui per la prima volta nella produzione sinfonica beethoveniana manca lo scontro dialettico tra primo e secondo tema in favore di due temi parimenti amabili che dialogano armoniosamente. L’Andante molto mosso pare voler sospendere il tempo nella scena al ruscello con quel tema cullante su ritmo di barcarola interrotto solo alla fine dai richiami onomatopeici di usignolo, quaglia e cuculo affidati ai legni. Lo Scherzo esprime tutta la gioia di un’allegra brigata di contadini che danzano festosi finché un temporale non li coglie di sorpresa: tremoli degli archi, scale cromatiche e una brusca virata di tonalità - da fa maggiore a fa minore - offuscano nel quarto movimento l’atmosfera bucolica della Sinfonia. Ma dopo la tempesta ecco giungere nell’ultimo movimento - Allegretto - una pace ritrovata. Il canto che si leva in orchestra è il sentito ringraziamento alla Divinità che ha placato la furia degli elementi sollevando l’animo da ogni turbamento.