Accademia
Philippe Jordan
Philippe Jordan
Il concerto verrà registrato e, successivamente, trasmesso in streaming
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16 aprile 2021
16 aprile 2021


Richard Wagner
Siegfried-Idyll

Franz Schubert
Sinfonia in do maggiore D. 944, Die Grosse

Richard Wagner - Siegfried-Idyll
A dispetto del titolo, l’Idillio di Sigfrido non è estrapolato dall’omonima opera ma è un brano d’occasione composto da Wagner nel 1870 per celebrare il compleanno della moglie Cosima, che aveva sposato proprio nel giugno di quell’anno dopo un lungo e travagliato periodo di amore clandestino. Così la mattina di Natale del 1870, nel giorno del suo compleanno Cosima fu svegliata dalle note della partitura composta appositamente per lei dal marito. Nonostante il titolo originario fosse Idillio di Tribschen - località svizzera in cui sorgeva la villa dei Wagner - l’opera è passata alla storia come Idillio di Sigfrido per i riferimenti al figlio Siegfried presenti sia nel lungo sottotitolo che in partitura. L’anno precedente infatti, mentre Wagner era immerso nella composizione della Tetralogia, era nato il figlio maschio tanto desiderato a cui il musicista diede il nome dell’eroe dell’opera a cui stava lavorando. Destinato all’esecuzione domestica, l’Idillio prevedeva in origine un organico cameristico di soli quindici elementi. Solo anni dopo, costretto da necessità economiche, Wagner lo trascrisse per orchestra e lo fece pubblicare con sommo rammarico della moglie, che non accettò di buon grado l’idea di condividere con il mondo quella pagina così intima e personale dedicata a lei e alla sua famiglia. Il ‘regalo sinfonico’ per Cosima, come lo aveva definito l’autore, è una pagina in forma libera dal tono sereno e sognante. Al centro dell’Idillio, intonata dall’oboe con l’accompagnamento degli archi, compare anche un’antica ninna nanna della tradizione popolare tedesca, ulteriore riferimento e omaggio al piccolo Siegfried.

Franz Schubert - Sinfonia in do maggiore D 944, Die Grosse
Che Schubert desiderasse cimentarsi con un lavoro sinfonico di grandi dimensioni - ‘alla Beethoven’ per intendersi - era cosa risaputa durante i suoi ultimi anni di vita. Dopo le sinfonie composte in gioventù, una sorta di apprendistato nel genere strumentale più alto, Schubert si sente pronto per una sinfonia in grande stile e nel 1828 firma la Sinfonia in do maggiore detta, appunto, La grande. Offerta alla Società degli amici della musica di Vienna, la nuova composizione sarebbe stata eseguita ufficialmente in quello stesso anno se la complessità e la lunghezza di alcuni passaggi non avessero spaventato l’orchestra che, giudicandola troppo difficile, si rifiutò di eseguirla. La sinfonia venne dunque rimandata al mittente, che la ripose in un cassetto come già accaduto per altri suoi preziosi gioielli musicali. Solo anni dopo la morte di Schubert, Robert Schumann la scoprì per caso durante una visita al fratello del musicista scomparso e si prodigò per inviarla a Mendelssohn a Lipsia, dove quel capolavoro fino ad allora sconosciuto riacquistò nuova vita nella prima esecuzione del 1839. La Sinfonia n. 9 in do maggiore deve il suo appellativo non solo all’ampliamento dell’organico, con tre tromboni aggiunti, ma anche al linguaggio già teso verso soluzioni tardo romantiche. Pur attenendosi alle regole costruttive classiche, Schubert ne modifica gli equilibri interni smorzando la contrapposizione tematica classica in favore di una continua espansione dei materiali melodici impiegati, secondo una logica narrativa interna alla composizione dilatata e digressiva, definita da Schumann ‘divina lunghezza’.