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Inaugurazione Stagione lirica e balletto 2019/2020 – “Fernand Cortez ou la conquête du Mexique”

Firenze, 5 settembre 2019 – È con un titolo mai eseguito in Italia nella sua versione originale del 1809  e mai eseguito a Firenze prima d’ora, che il Teatro del Maggio apre il sipario sulla stagione lirica e balletto 2019/2020. Fernand Cortez, tragedia lirica in tre atti di Gaspare Spontini su libretto di Victor-Joseph-Étienne de Jouy e Joseph-Alphonse d’Esmenard, arriva al Teatro del Maggio il 12 ottobre 2019 alle 19 (altre recite 16 e 23 ottobre ore 19; domenica 20 ottobre ore 15:30) con la regia di Cecilia Ligorio, il maestro Jean-Luc Tingaud sul podio a dirigere l’Orchestra e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino e il corpo di ballo della Compagnia Nuovo BallettO di ToscanA.

Spontini, musicista prediletto di Napoleone Bonaparte, fu chiamato dall’imperatore di Francia a comporre una nuova opera per il maggiore teatro di Parigi, l’Opèra. La scelta cadde sul soggetto di Fernand Cortez, storico condottiero spagnolo del XVI secolo alla prese con la conquista del Messico. Fu lo stesso Napoleone a richiedere una grandiosa opera eroica, ben consapevole del potere dell’arte impiegata come mezzo di propaganda, l’imperatore mirava a ottenere il consenso del pubblico per la sua campagna militare in Spagna. Il protagonista, uomo saggio e magnanimo, preoccupato unicamente di liberare il popolo messicano dalla schiavitù della superstiziosa religione indigena, rappresentava infatti il perfetto pendant di Napoleone, che, come Cortez, voleva apparire il rappresentante di valori civili e liberali. Fernand Cortez debuttò all’Opèra il 28 novembre del 1809: il sontuoso allestimento, un’orchestra magniloquente, effetti scenici stupefacenti – come la carica di veri cavalli in scena – cori guerreschi, danze barbare e anche una nota sentimentale, data dall’amore tra Cortez e la giovane indigena Amazily, garantirono all’opera il grande successo sperato e il debutto dell’opera registrò un vero trionfo. La gloria di Napoleone è ampiamente esaltata e Fernand Cortez diventerà l’opera simbolo del suo impero. Spontini modificherà in seguito il Fernand altre quattro volte e nel corso delle rielaborazioni che l’opera conobbe, il compositore spostò intere sezioni da un atto all’altro e intervenne sul libretto e i personaggi. Il Teatro del Maggio propone la prima versione del 1809 nella sua concezione originaria – mai vista in tempi moderni –  in collaborazione con la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi e l’edizione critica a cura di Federico Agostinelli. Dice Agostinelli: “Se La Vestale viene tuttora ritenuta il capolavoro di Spontini, Fernand Cortez può essere a buon diritto considerato il punto focale del suo percorso artistico: da un lato, perché con le sue due versioni, quella del 1809 e quella del 1817, si pone cronologicamente al centro della parabola creativa del compositore – compresa tra il 1796, anno del suo esordio a Roma con I puntigli delle donne e il 1829 anno della prima rappresentazione a Berlino della sua ultima opera, Agnes von Hohenstaufen – dall’altro, perché nella genesi di quest’opera, nel suo travagliato percorso attraverso mille correzioni e rifacimenti, nel continuo lavorio di adattamento al quale l’autore la sottopose senza giungere in fondo mai ad una versione definitiva, troviamo compendiati ed esemplificati in modo emblematico i tratti peculiari della figura umana ed artistica del compositore marchigiano”.

Napoleone aveva scelto la storia di un uomo la cui figura sconfinava ormai in quella dell’eroe, che era riuscito a plasmare un Nuovo Mondo a sua immagine e somiglianza – racconta la regista Cecilia LigorioNapoleone come Cortés. Due uomini extra-ordinari che fecero la storia di un gran pezzo di mondo e di umanità. Scrivere la Storia.  È proprio da questo gesto che con il mio team siamo partiti. Da questa azione al contempo rituale e metalinguistica abbiamo voluto cominciare ad addentrarci nel rebus della messa in scena di questo Grand Opéra rappresentato nella sua prima versione il 28 novembre del 1809 e che oggi ci è dato di riascoltare al Maggio e in Italia per la prima volta. È una grande responsabilità”. Continua Cecilia Ligorio: “Come rendere giustizia a un Grand Opéra che alla prima assoluta del 28 novembre 1809 prevedeva, oltre agli effetti speciali, quasi 40 minuti di balletto con centinaia di ballerini, il maggior numero di coristi possibile e una sfilata equestre: si stima che per la prima assoluta del Fernand Cortez si investì l’equivalente del capitolo finale di “Game of Thrones”! Quasi 200.000 franchi dell’epoca. Per rispondere a tutte queste domande siamo partiti, il mio team e io, proprio dal sottile spazio esistente tra la realtà dei fatti e la narrazione favolosa (e faziosa) della storia del Fernand Cortez, provando a lasciar lavorare l’immaginario nella direzione del ricordo del mondo cinquecentesco, ma permettendoci di esercitare in maniera libera l’azione dell’interpretazione poetica – ed etica – di quello stesso mondo. Abbiamo cercato di fornire un piccolo contributo a questa versione: oltre ad avere la responsabilità di mettere in scena una storia mai rappresentata in tempi moderni, c’è anche la responsabilità di affrontare una storia che all’epoca è stata raccontata per celebrare Napoleone attraverso la figura di un uomo che ha stravolto la storia di un popolo. Con il tempo si è scoperto che Cortez non era esattamente l’eroe che Spontini raccontava per osannare l’imperatore e noi dunque cerchiamo da una parte di onorare una composizione che fu importantissima e che oggi torna alla luce e dall’altra di rendere giustizia a una storia dell’umanità che ha in sé anche aspetti equivoci e confusi”.

“Spontini, maggiore compositore del breve ma affascinante periodo del Primo Impero Francese, incarna in modo esemplare lo spirito del suo tempo nel suo verso musicale – ha detto il maestro Jean-Luc Tingaud – È un momento cardine in tutti gli aspetti, storicamente, ma anche esteticamente, un’epoca di conquista, e il campo di conquista di Spontini fu l’opera francese. È ammirevole la scelta del Maggio Musicale di portare in scena per la prima volta in tempi moderni il Fernand Cortez, un’opera straordinaria e unica, nella sua versione originale, testimone vivente della fraternità creativa tra i nostri due Paesi, collegati dallo stesso spirito di bellezza e perfezione e punto focale dell’Europa musicale; ascoltare questa musica forte e potente – continua il direttore – sarà una esperienza memorabile”.

Ai balletti è affidato il compito di raccontare lo scorrere del tempo, l’avvicendarsi delle ombre, l’evolversi del rituale dei ricordi e la rappresentazione dei popoli.  A proposito delle coreografie di questo Grand Opèra il coreografo Alessio Maria Romano dice: “Con il corpo di ballo della Compagnia Nuovo BallettO di ToscanA, con i sedici danzatori, abbiamo lavorato molto sulla ferocia e sulla tribalità del popolo azteco visto da Spontini e molto altrettanto sulla fisicità degli spagnoli. Abbiamo cercato di “trovare” e rappresentare i due mondi: la natura e la macchina; è un lavoro interessantissimo che ha coinvolto tutti noi”.

La recita del 12 ottobre 2019 sarà trasmessa in diretta da RAI Radio3.