Il maestro Fabio Luisi dirige l’oratorio “Paulus”

Firenze, 25 Maggio 2018 – Dopo l’esordio sul podio come direttore musicale del Maggio in occasione di Cardillac, opera che ha inaugurato l’LXXXI Maggio Musicale il 5 maggio, il maestro Fabio Luisi torna per dirigere il solenne oratorio Paulus di Felix Mendelssohn-Bartholdy martedì 29 maggio alle 20.

L’oratorio Paulus di Felix Mendelssohn-Bartholdy nasce nel 1832 come reazione scandalizzata alle rappresentazioni di Robert le Diable di Meyerbeer. Il libretto dell’opera è ispirato agli episodi della vita di Paolo di Tarso narrati negli Atti degli Apostoli, partendo dal martirio di Santo Stefano fino alla morte. È possibile che l’idea di un oratorio sulla figura di Paolo, spesso trascurata in campo musicale se si escludono gli inni della liturgia gregoriana e ambrosiana, sia venuta dall’esperienza personale e familiare di Felix Mendelssohn-Bartholdy: la storia di conversione dell’ebreo Saulo nel cristiano Paolo ha dei punti di contatto con la conversione della famiglia ebraica dei Mendelssohn alla confessione luterana, con l’adozione del cognome Bartholdy.

Il genere più adatto alla rivendicazione di una identità autenticamente tedesca è per Mendelssohn quello dell’oratorio che, pur vantando origini italiane, aveva trovato terreno fertile nei paesi luterani per molteplici ragioni: dalle esigenze celebrative dell’anno liturgico, alla presenza delle numerose società corali che riservavano particolare attenzione all’educazione alla polifonia vocale, ma anche per una certa diffidenza della cultura luterana nei confronti degli spettacoli teatrali. Mendelssohn ha ventitré anni quando si accinge a comporre il Paulus, suo primo oratorio che lo impegnerà dal 1834 al 1836.

L’oratorio è suddiviso in due parti: nella prima, si descrivono il martirio di Santo Stefano, la persecuzione dei cristiani da parte di Saul e la sua folgorazione sulla via di Damasco, nella seconda, si narrano le vicende di Saul, che, dopo essersi convertito, diventa lui stesso convertitore sotto il nome di Paolo, assolvendo il compito evangelico assegnatogli da Dio. La stesura del libretto viene inizialmente affidata all’amico teologo Julius Schubring, il cui ruolo, in verità, sarà solo quello di consulente, è lo stesso Mendelssohn infatti a stendere il testo definitivo, desumendolo dalle Sacre Scritture e in particolare dagli Atti degli Apostoli. L’imponente partitura, scandita da quarantacinque numeri, comprende cori polifonici, corali, recitativi, arie di carattere contemplativo e duetti in cui i richiami allo stile di Bach e di Händel sono integrati armoniosamente nell’elegante e limpida scrittura di Mendelssohn.