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James Conlon al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, un ponte tra Vecchio e Nuovo Mondo

Il pluripremiato direttore statunitense torna a dirigere l’Orchestra del Maggio per un omaggio al compositore Antonín Dvořák. Nel programma, L’arcolaio d’oro e la sinfonia Dal Nuovo Mondo.

Firenze, 5 febbraio 2020 James Conlon torna a dirigere l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino in uno degli appuntamenti più attesi della stagione sinfonica, l’omaggio al compositore ceco Antonín Dvořák di venerdì 7 febbraio al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, con inizio alle ore 20. Nel programma, l’esecuzione de L’arcolaio d’oro e della Sinfonia n. 9 in mi minore più nota come Dal nuovo mondo, in una serata che vuole tracciare un ponte tra la tradizione sinfonica del Vecchio e quella del Nuovo Mondo, tra America e Europa, attraverso le musiche di un compositore entrato nella storia proprio grazie al suo lavoro sulle due sponde dell’Atlantico e la conduzione di quello che viene considerato il più “europeo”, per vocazione, tra i grandi direttori americani contemporanei.

Nella prima parte della serata l’esecuzione de L’arcolaio d’oro op. 109, composto da Dvořák nel 1896 e ispirato all’omonima ballata contenuta in Kytice, opera chiave del folklore ceco scritta dal poeta Karel Jaromír Erben. Da questa Dvořák, alla fine della sua carriera, trarrà ben quattro poemi sinfonici: Lo spirito delle acque, La strega di mezzodì, La colomba del bosco oltre, appunto, a L’arcolaio d’oro. Questo poema sinfonico per orchestra, genere all’epoca molto in voga, racconta in musica una storia dalle tinte macabre: al centro vi sono la bellissima fanciulla di nome Dornička, uccisa e mutilata per invidia dalla perfida matrigna e dalla sorellastra, un mago che la riporta in vita e un arcolaio d’oro che ha il magico potere di parlare, svelando al re l’assassinio di Dornička. Nella trasposizione musicale, Dvořák lega mirabilmente l’elemento fantastico al folclore musicale slavo, dando vita a personaggi e situazioni attraverso fanfare brillanti, danze popolari, accordi stridenti, ostinati ritmici, melodie malinconiche o leggiadre che esercitano sull’ascoltatore un fascino immediato.

Grande interesse poi per l’esecuzione integrale della Sinfonia n. 9 in mi minore op. 95, l’ultima creatura sinfonica di Dvořák nonché la più famosa, nota anche per l’accattivante appellativo Dal Nuovo Mondo con cui è passata alla storia. Perché proprio nel Nuovo Mondo venne composta, nel 1893, durante il soggiorno americano del suo autore. Due anni prima il compositore boemo aveva accettato l’incarico di direttore del conservatorio di New York, un’occasione imperdibile per consolidare anche oltreoceano la sua gloriosa carriera, partita in sordina ma culminata in una lunga serie di riconoscimenti e trionfi internazionali, tra cui una laurea honoris causa all’Università di Cambridge. Nei tre anni trascorsi negli Stati Uniti, Dvořák si appassionata alle tradizioni musicali autoctone, ascolta e studia gli spirituals della comunità afroamericana e i canti dei nativi americani. Un ricco patrimonio musicale che Dvořák filtra attraverso la sua sensibilità, creando una sinfonia di stampo in cui le numerose suggestioni che richiamano il folclore americano sono inglobate in un linguaggio sinfonico marcatamente europeo.

La struttura è in quattro movimenti collegati tra loro da ritorni tematici e affinità motiviche che danno solidità all’impianto sinfonico, in cui i seducenti temi messi in campo da Dvořák emergono da una scrittura raffinata e ricchissima di colori orchestrali. Un connubio perfetto tra forma classica e ispirazione folclorica che ne ha decretato fin dall’esordio – il 16 dicembre 1893 alla Carnegie Hall con la New York Philharmonic diretta da Anton Seidl – un successo senza battute d’arresto.