fbpx
“Der fliegende Holländer” al Maggio Musicale Fiorentino

Fabio Luisi alla sua prima direzione di un’opera di Richard Wagner in Italia: “L‘Holländer è una favola per adulti sulla fedeltà, prima sognata e poi vissuta”. Paul Curran: Una storia che parla al nostro tempo. Senta? Un’antesignana del femminismo nella letteratura operistica”Paul Curran: Una storia che parla al nostro tempo. Senta? Un’antesignana
del femminismo nella letteratura operistica”

Firenze, 5 gennaio 2019 – Il 2019 al Teatro del Maggio comincia con la musica di Richard Wagner. Giovedì 10 gennaio alle 20 va in scena Der fliegende Holländer,opera in tre atti che vede il maestro Fabio Luisi dirigere per la prima volta in Italia un’opera di Wagner.  L’opera (altre recite 13 gennaio 2019 ore 15:30; 15 e 17 gennaio ore 20), in nuovo allestimento del Maggio Musicale Fiorentino, ha la regia firmata dallo scozzese Paul Curran e le scene di Saverio Santoliquido

Ispirato a un’antica leggenda nordica e ai ricordi autobiografici di un avventuroso viaggio in nave dalla Prussia a Londra, Der fliegende Holländer (L’Olandese volante) fu composto da Wagner nel 1840 e rappresentato all’Hoftheater di Dresda il 2 gennaio 1843. La storia narra di un uomo condannato a vagare in eterno tra i mari a capo del proprio vascello fantasma. Reo di aver imprecato contro Dio, l’uomo potrà essere strappato al suo infelice destino solo grazie all’amore puro e incondizionato di una donna che gli sarà fedele; ma l’impresa risulta quasi impossibile, poiché al comandante maledetto è consentito scendere dal vascello solo un giorno ogni sette anni. L’occasione propizia giunge dall’incontro con il marinaio norvegese Daland, la cui figlia Senta è irrimediabilmente attratta dalla misteriosa figura dello straniero della leggenda; sarà lei a porre fine alla maledizione dell’Olandese con il suo sacrificio d’amore. Temi cari al Romanticismo quali la dannazione dell’eroe, il viaggio senza fine e l’amore come fonte di redenzione, inseriti sullo sfondo brumoso dei mari del Nord, non potevano lasciare insensibile Richard Wagner che trasferì la suggestione della leggenda norrena, unita ai ricordi autobiografici di un turbolento viaggio in mare, nell’opera. 

Dice Fabio Luisi: “Der fliegende Holländer può considerarsi l’opera in cui Wagner  – un Wagner molto trasparente e molto lirico – inizia a mettere a fuoco la propria poetica e anticipa soluzioni caratteristiche dei drammi successivi, sia per l’impianto musicale dove, nonostante i numeri chiusi, vi è il ricorso a un corredo di leitmotive che innervano la partitura, sia per la decisa svolta nella direzione del mito”. Il procedimento tipicamente wagneriano di identificare le idee drammatiche principali con i leitmotive, la cui funzione è di restituire a ogni loro riapparizione il clima emotivo, il personaggio o la situazione da cui sono stati generati, è palesato già nell’ouverture, un ampio affresco sonoro del mare in tempesta in cui si susseguono il tema roboante del protagonista sottolineato dagli ottoni, il tema della redenzione associato a Senta e il richiamo del coro dei marinai. Prosegue infatti Fabio Luisi: “Nel flusso musicale misterioso e notturno dell’opera i leitmotive emergono continuamente dai vortici rapinosi dell’orchestra aggiungendo espressività emotiva ai punti salienti del dramma, come nella Ballata di Senta, numero centrale e cardine dello sviluppo drammatico che evidenzia il contrasto tra maledizione e redenzione, nel Duetto del secondo atto, in cui l’Holländer e Senta uniti dalla sofferenza si giurano amore eterno, fino al tragico finale, che vede il sacrificio della giovane donna sublimato nella trasfigurazione dei due amanti. A mio avviso  – continua Luisi – questa è un’opera piena di passione e di mistero, è una favola per adulti con una glorificazione della fedeltà, prima sognata e poi vissuta.” 

Già dalle prime elettrizzanti battute appare chiaro che Wagner è stato un pioniere del suo tempo – scrive Paul Curran nelle sue note di regia -. La musica ci colpisce come una tempesta e non allenta la presa, finché l’Olandese e Senta non si ricongiungono nella morte. Nel portare in scena Der fliegende Hollӓnder, un regista contemporaneo deve affrontare molteplici sfide: non solo l’apparizione di fantasmi e di una nave fantasma, ma, cosa ancor più importante, lo svilupparsi della storia di una donna giovane e fortemente indipendente qual è Senta, molto diversa dalla maggior parte delle eroine di opere o dei drammi del suo tempo. Senta è, per me, un’antesignana del femminismo nella letteratura operistica. Lei non vuole essere migliore degli altri, ma desidera che le venga consentito di essere alla pari di chi ama. È un’idea affascinante e provocatoria per il 1840 che ha una forte risonanza al giorno d’oggi, XXI secolo: la donna moderna che sceglie di essere padrona del proprio destino”.

E ancora: “Un ulteriore aspetto della narrazione, in particolare nella caratterizzazione di Wagner, è il modo in cui egli tratteggia lo stesso Olandese. Sarebbe estremamente semplicistico per Wagner creare un personaggio che si risolva nel deplorare il proprio destino e molti aspetti della vita avendo “venduto la sua anima” molte migliaia di anni prima. Forse, molto più affascinante da un punto di vista contemporaneo è la rappresentazione di un personaggio che cerca la redenzione non solo attraverso l’amore, ma anche attraverso un’analisi delle proprie azioni e decisioni.” I due amanti sono quindi due personaggi molto attuali e allo stesso modo lo è l’opera, e infatti così continua Curran:  “In un mondo in cui pare che in ogni situazione della nostra vita abbiamo a disposizione sempre ulteriori sussidi: computer, cellulari, wifi, viaggi, sento che l’Olandese volante parli con maggiore forza, più oggi che nel 1840. Esso forse ci ricorda, attraverso una gloriosa storia in musica, che dovremmo prestare attenzione a quel che chiediamo, perché potremmo essere condannati ad ottenerlo e a conviverci”.