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Zubin Mehta dirige Daniel Barenboim e l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Zubin Mehta dirige Daniel Barenboim e l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Firenze, 30 maggio 2019 – Non è rimasto nemmeno un biglietto per il terzo e ultimo concerto che vede Zubin Mehta sul podio del Maggio in occasione dell’LXXXII Festival. La sera di domenica 2 giugno (ore 20), il Maestro salirà sul podio per dirigere – insieme all’Orchestra del Maggio e al violinista Sergey Galaktionov – il celebre pianista Daniel Barenboim in un programma che spazia da Intégrales per fiati e percussioni di Edgard Varèse, fino al Concerto in do minore op. 37 per pianoforte e orchestra di Ludwig van Beethoven e alla Shéhérazade, suite sinfonica op. 35 di Nicolaj Rimsky-Korsakov.

Edgard VarèseIntégrales per fiati e percussioni
Dopo avere militato nell’avanguardia musicale parigina, Edgard Varèse si stabilisce a New York all’inizio degli anni Venti, diventando uno degli artisti di punta del cenacolo cosmopolita e ultramodernista che animava la scena newyorkese di allora. Varèse è affascinato dalle teorie futuriste e dal concetto di ‘arte del rumore’ e le sue composizioni americane si muovono in tale direzione: combinazioni sonore bizzarre, totale assenza di legami armonico-melodici e volontà di spazializzare il suono, anticipando così quella che sarà una conquista dell’elettronica. Il fulcro del brano Intégrales, composto nel 1925, è l’esplorazione dell’universo sonoro delle percussioni abbinate agli unici strumenti a fiato previsti in orchestra. Lavorando sul timbro degli strumenti e sulle varie combinazioni, Varèse ottiene fasce sonore che si muovono a velocità differenti con l’intento di ricreare l’equivalente musicale di una proiezione di una figura su un perno rotante.

Ludwig van BeethovenConcerto in do minore op. 37 per pianoforte e orchestra
Composto tra il 1800 e il 1802, il Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra in do minore op. 37 debutta a Vienna il 5 aprile del 1803, con lo stesso Beethoven in veste di solista. La posizione centrale che occupa nella cornice dei cinque concerti per pianoforte e orchestra – tra i due concerti della giovinezza e i due capolavori della maturità – attribuisce a quest’opera un ruolo cardine. Nel Concerto n. 3 la ricchezza inventiva beethoveniana mette a fuoco tutte le possibilità dello strumento, e il pianoforte, capace di slanci tanto lirici quanto drammatici, conquista così il ruolo di protagonista dalla forte individualità contrapposta alla compagine orchestrale. Come da tradizione, è l’orchestra ad aprire il dialogo con il solista e nell’Allegro la tonalità d’impianto scelta, il drammatico do minore, serve all’autore per scolpire uno dei suoi temi eroici e incisivi, a cui segue un secondo tema dall’accento malinconico. Il Largo, strutturato nella forma del Lied tripartito, è una pagina dall’intenso lirismo che ha il fascino di un nobile recitativo accompagnato da una strumentazione raffinata, mentre nel Rondò finale, in cui domina la brillantezza tecnica, il pathos trova sbocco in un ardente slancio trionfale.

Nicolaj Rimsky-KorsakovShéhérazade, suite sinfonica op. 35
Nikolaj Rimskij-Korsakov nutriva già da tempo un profondo interesse per il mondo orientale e l’occasione per restituirne in musica le atmosfere pittoresche e meravigliose giunge nel 1888 con Shéhérazade, suite sinfonica liberamente ispirata alla raccolta di fiabe delle Mille e una notte. Nell’antica raccolta araba si narra la storia del violento sultano Shahriyār, che ordina l’uccisione di ognuna delle sue mogli dopo la prima notte trascorsa con lui, e di Shéhérazade, che riesce ad evitare la sua fine già segnata grazie a un intelligente stratagemma. La prima notte la giovane sposa inizia infatti la narrazione di favole che sembrano non avere mai fine e che stimolano la curiosità del sultano tanto da fargli rimandare l’esecuzione giorno dopo giorno. Così, dopo mille e un notte, il sultano, conquistato dall’intelligenza della donna, si scoprirà innamorato di Shéhérazade, che avrà salva vita. Come sottolineato dallo stesso Rimskij, la sua suite si compone di quattro quadri separati, ma tuttavia collegati da temi comuni, e presentati come un caleidoscopio d’immagini favolose di carattere orientale. Al tema arabeggiante e sinuoso di Shéhérazade, alter ego della voce narrante della donna, è affidato il compito di collegare i quattro episodi che si susseguono: Il mare e il vascello di Sinbad, Il racconto del principe Kalender, Il giovane principe della donna e la giovane principessa, La festa di Bagdad e i vascelli che si infrangono sulla roccia. Tra le mani di un orchestratore sapiente e raffinatissimo come Rimskij, la favola si veste di sonorità vivide e preziose, e i profumi d’oriente e le immagini variopinte e cangianti di quel mondo lontano sono esaltate da una tavolozza timbrica multicolore che ha il potere di creare intrecci sonori di grande fascino e suggestione.