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Sergio Rubini e i Cameristi del Maggio – “Sonata a Kreutzer”

Sergio Rubini e i Cameristi del Maggio – “Sonata a Kreutzer”

La voce di Sergio Rubini e la musica dei Cameristi del Maggio
Per una serata dedicata al capolavoro di Tolstoj

Firenze, 13 giugno 2019 – L’ultimo degli appuntamenti con i Cameristi del Maggio nel calendario dell’LXXXII Festival vede protagonista Sergio Rubini, voce recitante di Sonata a Kreutzer, adattamento dell’omonimo romanzo di Lev Tolstoj (a cura di Aida Studio; ideazione a cura di Lorenzo Fuoco) che andrà in scena venerdì 14 giugno alle 20 al Teatro Goldoni su musiche di Leoš Janáček, Quartetto per archi n. 1 Sonata a Kreutzer.

Sonata a Kreuzer
Un uomo di nome Pozdnysev durante un viaggio in treno confessa a uno sconosciuto la propria colpa segreta. Ricorda di aver presentato alla moglie un avventuriero, gran seduttore e abile musicista, dando così inizio a un gioco che si rivelerà tragicamente beffardo. Via via sempre più sospettoso una sera, mentre la coppia esegue in perfetta sintonia la Sonata a Kreutzer di Beethoven, Pozdnysev accantona ogni dubbio. Spinto dalla gelosia uccide la moglie per un tradimento in realtà mai avvenuto e senza rendersi conto del terribile malinteso. Pubblicata nel 1891 dopo numerose revisioni, Sonata a Kreutzer è tra le opere più significative dell’ultimo Tolstoj. Dura requisitoria contro le ipocrisie nascoste della vita coniugale, racconto quasi dostoevskiano per la ricerca delle motivazioni più oscure dei gesti umani, si presenta come la testimonianza spietata di una storia che potrebbe essere vera. “Scritta con cattiveria”, come ebbe a dire Sonja Tolstoj, Sonata a Kreutzer rimane un invito spregiudicato a riflettere sulla morale, le grandi passioni e i loro effetti.

Sergio Rubini
Nato nel 1959 a Grumo Appula, in provincia di Bari, dopo il diploma al liceo scientifico di Altamura, si trasferisce a Roma nel 1978 per frequentare l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico con l’intenzione di intraprendere la carriera attoriale, ma abbandona gli studi dopo soltanto due anni. Nonostante ciò, non rinuncia al sogno di diventare attore e, dopo alcune esperienze in radio e altre in teatro, debutta sul grande schermo nel 1985 con Figlio mio, infinitamente caro… di Valentino Orsini. L’anno seguente è nel cast de Il caso Moro (1986) di Giuseppe Ferrara; mentre nel 1987 partecipa ai provini per interpretare Federico Fellini da giovane in Intervista e riesce a ottenere l’ambita parte: è un momento decisivo per la carriera di Rubini che diventa uno degli attori più richiesti del cinema italiano e ottiene il suo primo ruolo da protagonista ne Il grande Blek di Giuseppe Piccioni, a cui seguono altri film in cui l’attore riveste sempre il ruolo principale. Nel 1990 debutta alla regia con La stazione, film che segna l’inizio di un lungo sodalizio con lo sceneggiatore Umberto Marino. Con questa suo esordio, Rubini, oltre al successo di pubblico, vince anche il David di Donatello e il Nastro d’Argento come Miglior regista esordiente, nonché il Ciak d’oro per la Migliore opera prima. I primi anni ‘90 proseguono con altre collaborazioni con Piccioni, come Chiedi la luna (1991) e Condannato a nozze (1993); recita anche in altre pellicole di grande successo, tra cui Al lupo al lupo (1992) di e con Carlo Verdone e Una pura formalità (1994) di Giuseppe Tornatore. Rubini torna inoltre dietro la macchina da presa per dirigere La bionda (1992) e Prestazione straordinaria (1994). Nel 1997 inizia la collaborazione con Gabriele Salvatores con il film Nirvana, dove è accanto a Christopher Lambert ed Emmanuelle Seigner e con cui ottiene una nomina ai David e una vittoria ai Ciak d’oro; continua inoltre la sua esperienza registica con Il viaggio della sposa, di cui è protagonista insieme a Giovanna Mezzogiorno, attrice che ritrova anche in Del perduto amore (1998) di Michele Placido. Rubini è ormai un attore e un regista con una lunga carriera consolidata alle spalle e non stupisce che sul finire degli anni ‘90 arrivino per lui delle opportunità che gli permettano di mettersi in luce nel panorama cinematografico mondiale. Nel 1999, infatti, Anthony Minghella lo vuole accanto a Matt Damon, Jude Law, Cate Blanchett e Gwyneth Paltrow ne Il talento di Mr. Ripley, pellicola grazie alla quale viene nominato ai Nastri d’argento come Miglior attore non protagonista. Il nuovo millennio inizia con Mirka (2000) dell’algerino Rachid Benhadj e continua con due pellicole da protagonista: Denti (2000) e Amnèsia (2002) di Salvatores. Sebbene in questo decennio Rubini reciti in diversi lavori italiani, tra cui Manuale d’amore (2005) e Commediasexi (2006), e internazionali, come La passione di Cristo (2004) di Mel Gibson, la sua vena registica è quella che più fiorisce con gli anni Duemila. In questo periodo il cineasta porta sul grande schermo diverse pellicole di vario genere, dalle commedie sentimentali Tutto l’amore che c’è (2000), L’anima gemella (2002) e L’amore ritorna (2004), fino alla drammaticità de La terra (2006) – vincitore al Globo d’oro del Gran Premio della Stampa Estera – e de L’uomo nero (2009), passando per il thriller con Colpo d’occhio (2008). Quindi interpreta Tutto l’amore del mondo (2010) e Qualunquemente (2011) di Antonio Albanese e continua la partecipazione alle commedie italiane con L’ultima ruota del carro (2013) e La stoffa dei sogni (2016), ma prende parte anche a film drammatici: Road 47 (2014) di Vicente Ferraz e La nostra terra (2014) di Giulio Manfredonia. Nel 2016 torna a recitare per Piccioni in Questi giorni e in seguito per Giovanni Veronesi in Non è un paese per giovani (2017), mentre come regista firma Mi rifaccio vivo (2013), Dobbiamo parlare (2015) e Il grande spirito (2019).