Ring / Fura 4.0

RING/FURA 4.0

L'ANELLO DEL NIBELUNGO DI WAGNER NELLA INTERPRETAZIONE DI MEHTA/FURA DELS BAUS
a cura di Moreno Bucci con la direzione di Antonio Natali

Galleria degli Uffizi, San Pier Scheraggio
29 aprile - 31 maggio

In collaborazione con la Galleria degli Uffizi e il Polo Museale Fiorentino

La mostra ripercorre la messa in scena di questa versione della Tetralogia attraverso i progetti, i bozzetti, i figurini, i fantascientifici costumi, e soprattutto le proiezioni stupefacenti e le macchine di scena che hanno letteralmente conquistato non solo i melomani ma schiere di nuovi spettatori, soprattutto giovani, affascinati da una lettura registica che, attraverso un linguaggio fra Il Signore degli Anelli e Guerre Stellari, si mantiene fedelissimo a Wagner.

La messinscena del Ring di Wagner è una ‘sfida’ che molti artisti della scena prima o poi incontrano nel loro cammino operistico. Ricordo, da universitario, le discussioni, alla metà degli anni ’70, sulla realizzazione “rivoluzionaria” del Ring a Bayreuth di Chéreau-Peduzzi-Boulez, e, presente, quelle tra il 1979 e 1981 al Comunale di Firenze per l’edizione di Ronconi-Pizzi-Mehta, dove, in un continuo gioco di finzioni, personaggi del tardo Ottocento tedesco si immedesimavano negli eroi della saga dei Nibelunghi. Questi eventi conservano ancora una forza magica nel mio immaginario visivo e sono sicuramente il ‘piatto’ sul quale si è formata la mia passione per la Tetralogia di Wagner nel tempo. Prima del 1979, si deve risalire al Maggio Musicale Fiorentino del 1956 per assistere all’intero ciclo del Ring des Nibelungen nella scansione temporale voluta da Wagner, in quattro serate consecutive: direttore Herbert Charlier, regista Frank de Quell, scene e costumi Cajo Kühnly. Apparirà strano sapere che una delle prime considerazioni fatte dopo aver visto alcune prove e la realizzazione del Ring di Wagner nel suo Prologo (Das Rheingold) e nella prima Giornata (Die Walküre), nella messinscena de La Fura dels Baus, è stata quella sull’energia fisica vera dell’uomo che muove insieme a se stesso lo spettacolo e le idee. Banalmente questo fatto poneva, ai miei occhi, in tono minore, i video e le immagini che hanno incantato i più e inondato, come mai, il palcoscenico del mio amato Teatro Comunale di Firenze fin dal Maggio Musicale Fiorentino 2007. Non conoscevo questa compagnia teatrale catalana: avevo assistito ad alcuni loro spettacoli di prosa in Piazza Pitti a Firenze e in altri luoghi della città e non mi avevano convinto quei loro eccessi, quelle forzature anche fisiche ricercate sugli spettatori. Mi sembrava un Teatro che aveva presupposti nel Living Theatre e in tante esperienze drammaturgiche delle Avanguardie sulla fine degli anni ’60 e ’70, ma senza quella liricità, quella poesia, quell’armonia tra parola e corpo, anche se nudo. Mi disturbava l’evidenziazione esplicita del fatto in ‘se stesso’, la mancanza di un qualche mistero, di una qualche velata o nascosta verità di sentimento. Queste considerazioni si sono cancellate nella visione di questo nuovo Ring di Wagner-Fura dels Baus 2005-2009. Qui i macchinosi congegni tecnici già conosciuti e visti, si sono rivelati portatori di nuove visioni, di nuove liricità sceniche nel segno e con la musica di Wagner magnificamente interpretata e diretta da Zubin Mehta, con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e i cantanti più conosciuti in questo repertorio. Fino ad oggi sono stati realizzati il Prologo (Das Rheingold) e le prime due Giornate (Die Walküre e Siegfried), in collaborazione con il Palau de les Arts “Reina Sofía” di Valencia. Adesso che si termina questo Ring con la messinscena della Götterdämmerung realizzata qui nei laboratori di scenografia del Teatro Comunale di Firenze, mi è venuta l’idea di questa mostra che ripercorra, in altro luogo e per altre persone ancora, quei momenti di musica e spettacolo. L’idea si è manifestata chiara osservando, di anno in anno, il crescente interesse di pubblico e di critica verso questo Wagner rivisto agli esordi del terzo millennio. Da anni non vedevo il Teatro Comunale ‘tutto esaurito’ per il Ring di Wagner, il pubblico e le scolaresche non hanno mai abbandonato, di atto in atto, la sala. Questa messinscena de La Fura dels Baus ha come inchiodato ognuno alla poltrona di qualsiasi ordine di posto. Capivano tutti quello che stava succedendo sul palcoscenico, anche se cantato in una lingua straniera; riconoscevano attraverso l’innalzamento dei cantanti verso l’alto, il cielo, il dominio degli Dei nel Walhalla, vedevano i Giganti presenze realmente enormi e sproporzionate, mai “cavalcata celeste” delle Walkirie è apparsa così risolta e compiuta. In questa ‘didascalica’ comprensione dei fatti e della contorta trama è da riconoscere il successo di queste prime tre giornate della Tetralogia di Wagner. L’acqua era acqua, il cielo era cielo e nuvole, il fuoco era fuoco, il sangue era sangue e l’oro era oro ma nelle sembianze di tanti feti di bimbi che nascono meravigliosamente nel ventre della donna. Gli enormi ‘totem’ sui quali scorrevano penetranti le immagini dei video create appositamente dalla Fura dels Baus, si sono trasformati per questa mostra in quattro giganteschi televisori, simboli di ‘totem’ riconoscibili ai più. Negli ambienti di San Pier Scheraggio della Galleria degli Uffizi, grazie alla generosa ed entusiasta collaborazione del suo direttore Antonio Natali, che ha subito condiviso e compreso lo scopo della mostra, saranno esposti anche alcuni macchinari scenici: i due Giganti (Fafner e Fasolt) e il Drago, alcuni costumi originali e i bozzetti di scena, sui quali, a lungo, hanno lavorato, nei cantieri delle Cascine i nostri scenografi realizzatori, per la costruzione di elementi scenici solo in apparenza essenziali e semplici. Sarà una nuova esperienza “metafisica” vedere, nella penombra della prima stanza, il Gigante Fafner colloquiare con le immagini straordinarie della serie degli affreschi di Andrea del Castagno per la Villa di Legnaia e raffiguranti Uomini e donne illustri dipinti fra il 1449 e il 1450 (Pippo Spano, Farinata degli Uberti, Niccolò Acciaioli, Dante, Petrarca, Boccaccio, la Sibilla Cumana, Ester e Tomiri); sarà in altro modo ‘straniante’ vedere due grandi televisori appesi a dei tiranti cercare un ‘possibile contatto visuale’ con la Battaglia di San Martino di Corrado Cagli e con la Battaglia di Ponte dell’Ammiraglio di Renato Guttuso: alzarsi nella cripta di San Pier Scheraggio accanto a questi due capolavori della pittura italiana del XX Secolo. Sarà una esperienza unica girare intorno al Drago, all’interno dell’abside dell’antica chiesa dove l’affresco di Sandro Botticelli con L’Annunciazione potrà apparire, ad alcuni, il vero “oro del Reno-Arno”: idea che ho ‘rubata’ al regista della Fura Carlus Padrissa, che nel primo sopralluogo assieme negli ambienti di San Pier Scheraggio è stato stregato dall’affresco di Sandro Botticelli e ha subito colto ciò che poteva personificare e rappresentare anche per la nostra mostra; mentre ad altri sovverrà il ricordo della visione della Vergine e il Drago, conforme al racconto dell’Apocalisse di San Giovanni. In questi spazi, abituati ad altri silenzi, si muoverà, comandato da un computer, il Drago che nessuna immagine di terrore impersona secondo il nostro immaginario. Formato solamente da semplici sviluppi di incastri di figure geometriche piane di acciaio rifletterà, illuminato, quando saremo vicini, la nostra immagine e diventeremo noi o chi accanto a noi e poi all’infinito i veri volti del Drago. Non sarà possibile ricostruire invece altri elementi che hanno costituito la messinscena di queste prime giornate del Ring : l’acqua (il Reno e le sue Figlie), l’aria (il cielo e il Walhalla), la terra (Erda e ciò che avviene “fra gli uomini”), il fuoco (come per il finale di Walküre e di Götterdämmerung). Ripensata negli ambienti unici degli Uffizi la mostra è stata possibile grazie alla collaborazione della Galleria, del Polo Museale Fiorentino, al generoso contributo del “Corriere della Sera”- “Corriere Fiorentino” e all’impegno del personale del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. La presente mostra consolida il rapporto del Maggio Musicale e del suo Archivio Storico con uno dei più importanti musei di Firenze, che assieme hanno realizzato, in differenti spazi, e in anni passati, altre sette esposizioni. Questo per far presente ancora alla città che il “suo” Festival di musica, d’opera, di balletto e di prosa, è ancora vivo e operante, nonostante le gravi difficoltà del momento. Ritrovarsi e stringersi assieme contro l’ottusità di chi vuole rendere la cultura e la musica esercizi spenti, sterili, momentanei e superflui nella vita di noi tutti.

Moreno Bucci
Curatore della Mostra